
Che cosa sono le buone pratiche? Sono i progetti che - come quelli riportati in questa sezione - a una valutazione conclusiva, rappresentano un interessante ed efficace esempio da seguire in analoghe condizioni. Possono essere buone pratiche però anche particolari metodologie di lavori, programmi complessi, articolati in diversi progetti, o anche linee guida capaci di delineare percorsi e modi di intervento su campi specifici. Non esiste in realtà un paradigma di buona pratica comune: esistono invece diversi parametri calibrati sulla specificità dei problemi.
Si possono portare due esempi di quello che l'Onu intende per Best Practices: uno relativo ai progetti destinati alle donne e uno relativo alle sfide della urbanizzazione del mondo. Le migliori pratiche, per quanto riguarda il mondo femminile, sostengono l’importanza di sollecitarne il coinvolgimento a tutti i livelli, comprese le fasi in cui si impostano le politiche e si prendono le decisioni, con riferimenti precisi a tutti i campi in cui le donne sono cruciali per lo sviluppo. Ne deriva che qualsiasi progetto di miglioramento delle condizioni di vita esiga la partecipazione femminile in fase di formulazione e in fase di attuazione, sia come donatrici sia come beneficiarie.
Per quanto concerne il diritto alla casa, le migliori pratiche sono quelle che promuovono un innalzamento della qualità abitativa di più bassa scala e il superamento delle baraccopoli. Forniscono una visione chiara di come la partecipazione delle comunità, la partnership pubblico-privato e l’uso dell’informazione al momento delle decisioni possano facilitare l’accesso alla casa e ai servizi di base per gli indigenti urbanizzati. Molte delle migliori pratiche mettono in risalto l’importanza di promuovere l’uguaglianza tra i generi e l’inclusione sociale. Nell’edizione 2006 del Best Practices Database, legato proprio all’UN-Habitat, sono contenute circa 2650 soluzioni, relative a 140 paesi, ai comuni problemi sociali, economici e di sviluppo di un mondo che si sta urbanizzando sempre più. Nel solo 2006 ne sono stati inserite 713, più gli aggiornamenti, da più di 100 paesi.
Esempi di Buone Pratiche della Cooperazione italiana:
Dgcs: Buone pratiche per il G8
Nel 2009, i leader del G8 concordarono di elaborare rapporti annuali per comunicare i progressi rispetto agli impegni presi per la cooperazione allo sviluppo. Dopo il primo Rapporto, nel 2010, è stato pubblicato nel maggio 2013 un secondo Rapporto: oltre ai dati finanziari e ad una panoramica sullo stato di raggiungimento degli obiettivi concordati, nel rapporto sono segnalati esempi di buone pratiche realizzate dai membri del G8.
Dgcs: Conversione del debito egiziano
La conversione della componente crediti di aiuto del debito egiziano, ha permesso di mettere in campo un primo programma quinquennale, che ha convertito 150 milioni di dollari Usa in 53 progetti, conclusisi entro la fine del 2008. Sulla scia dei buoni risultati, un secondo programma quinquennale (2007-2011) è stato concordato e formalizzato, comportando una ulteriore conversione di 100ml. di dollari. Un programma di successo, che ha condotto il Governo Egiziano a riconoscere nell’azione italiana il modello di partenariato cui ispirare la collaborazione internazionale.
Dgcs: Progetti nei Territori Palestinesi
Tra i numerosi progetti della Cooperazione Italiana, questo documento segnala 6 buone pratiche: produzione di Olio d'oliva di qualità; Chirurgia mini-invasiva e laparoscopia (nell'ambito del programma Past di assistenza sanitaria); un Centro giovanile a Sabastya per il recupero del Patrimonio culturale); un Laboratorio di sanità pubblica; un Centro per le donne con l'Unifem; e un progetto di sostegno per gli allevatori beduini.

Cesvi: Prevenzione della trasmissione materno-infantile dell'Hiv in Zimbabwe
Con questo progetto sanitario il Cesvi mira al miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi di antenatal care (neonatologia) nella nella provincia di Mashonaland Central >>>
L’abuso sessuale sulle minori nei campi profughi, è un fenomeno che, anche sotto la forma della prostituzione minorile, si motiva con una serie di fattori fra loro interdipendenti quali la povertà assoluta >>>
Obiettivo generale del progetto, cofinanziato dal Ministero per gli Affari Esteri per la durata di tre anni fino a settembre 2006, era contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei bambini, degli adolescenti e dei giovani che vivono nei Bairros do Calombutã >>>