
L'Unione europea è presente in tutte le zone calde, compresi l'Iraq, l'Afghanistan, i Territori palestinesi e diverse zone dell'Africa. Si tratta di un'assistenza su scala globale, talvolta prestata lontano dalle telecamere nelle cosiddette zone di crisi dimenticate o di instabilità successiva ai conflitti. Tra queste la Cecenia, il Kashmir, il Nepal, il Myanmar (ex Birmania), il Sahara occidentale e la Colombia.
L'intervento di ECHO
Le operazioni di assistenza dell'Unione europea sono gestite da Echo, l'ufficio per gli aiuti umanitari. L'attività di Echo riflette la proliferazione di gravi emergenze in tutto il mondo e la volontà dell'Unione di svolgere un ruolo di primo piano nella fornitura di attrezzature essenziali e di aiuto specialistico alle vittime. Ultimamente il bilancio medio annuale ammontava a circa 700 milioni di euro.
Il compito principale di Echo è fornire assistenza alle vittime di catastrofi, contribuire a salvare e proteggere vite umane, ridurre le sofferenze e tutelare l'integrità e la dignità di quanti sono coinvolti. L'intervento di emergenza può comprendere la fornitura di tende, coperte e altri generi di prima necessità, quali cibo, medicinali, attrezzature mediche, sistemi di depurazione dell'acqua e combustibili. Echo finanzia inoltre squadre mediche, esperti in sminamento e fornisce sostegno nel campo dei trasporti e della logistica. Dal 1992 è intervenuto in oltre 100 paesi.
La rete
L'Unione europea e Echo non possono mobilitare da soli tutte le risorse necessarie per la fornitura di aiuti di emergenza, l'invio di squadre di soccorso, la costruzione di ospedali da campo e l'installazione di sistemi di comunicazione provvisori. Echo provvede pertanto al finanziamento e al coordinamento delle operazioni, mentre per la fornitura di cibo e di attrezzature e per la gestione dei programmi di emergenza si affida ai partner del settore umanitario: organizzazioni non governative, le agenzie specializzate dell'Onu e la Croce Rossa Internazionale. Ciascun partner svolge un ruolo particolare. Le Ong hanno spesso un ruolo fondamentale nelle regioni colpite dalla guerra civile, essendo le uniche presenti, dal momento che alle agenzie dell'Onu o alla Croce Rossa viene in genere negato l'accesso. Nel caso di emergenze complesse, che interessano territori estesi e comportano spostamenti su vasta scala della popolazione, soltanto importanti agenzie, quali il Programma alimentare mondiale o l'Alto commissariato per i rifugiati, sono in grado di fornire aiuti consistenti a tutte le vittime. Il Comitato internazionale della Croce Rossa, che ha agenti in tutto il mondo, è invece spesso l'organizzazione che può inviare più rapidamente aiuti alle regioni colpite da catastrofi naturali.
I diversi tipi di aiuto
L'intervento umanitario dell'Unione si avvale di tre strumenti principali: l'aiuto di emergenza, l'aiuto alimentare e l'aiuto ai profughi provenienti dalle zone di guerra e agli sfollati all'interno di un paese o di una regione in guerra.
· L'aiuto di emergenza è fornito sotto forma di contanti per acquistare e fornire beni di prima necessità, quali medicinali, cibo e ricoveri, o per finanziare la ricostruzione dopo una catastrofe. Deve essere rapido e flessibile.
· L'aiuto alimentare viene erogato in due modi. Innanzitutto, l'Unione fornisce periodicamente quantitativi di prodotti alimentari a regioni colpite da carestia o siccità per contribuire a garantire la sicurezza dell'approvvigionamento fino al ristabilimento di normali condizioni di produzione. Inoltre, mette a disposizione un aiuto alimentare di emergenza in caso di improvvisa penuria provocata dall’uomo o a seguito di catastrofi naturali impreviste.
· I rifugiati: l'Unione europea e i suoi Stati membri prestano assistenza ai rifugiati fuggiti dal loro paese e agli sfollati all'interno del proprio paese o della propria regione. L'Unione li aiuta a superare il periodo di emergenza, fino a quando non sono in grado di fare ritorno a casa o di stabilirsi in un nuovo paese.
Strategia di disimpegno e "zona grigia"
L'assistenza in caso di calamità e l'aiuto d'emergenza sono, per definizione, a breve termine. Di norma gli interventi finanziati dall'Unione europea durano meno di sei mesi. Tuttavia, l'Unione vuole garantire che, al momento della sospensione dell'aiuto umanitario, le popolazioni assistite siano nuovamente in grado di gestire la situazione, oppure che ia pronta a intervenire un'altra forma di aiuto allo sviluppo a più lungo termine. Il rischio è che non sia realizzato alcun progetto concreto nella fase successiva all'assistenza umanitaria.
Per ridurre tale rischio, l'Unione europea chiede ai suoi partner di prevedere, al momento della definizione dei progetti, una strategia di disimpegno affinché, una volta concluso l'intervento, il controllo venga nuovamente assunto da un'autorità locale, oppure, ove ciò non fosse possibile, al momento della partenza sia garantito che subentreranno altre strutture di aiuto.
L’UE concentra principalmente le sue operazioni d'emergenza in Medio Oriente, in Asia e soprattutto in Africa. Sono in corso interventi post-conflitto in Liberia, in Burundi, nella Repubblica democratica del Congo, in Sierra Leone, nel Darfur (Sudan occidentale) e nelle aree confinanti del Ciad.
Il dipartimento per gli Aiuti umanitari della Commissione Europea (Echo) ha lavorato attivamente, per molti anni, in Bangladesh per la realizzazione di attività di preparazione alle catastrofi.
Il recente ciclone Sidr ha confermato che questo tipo di misure salvano la vita a decine di migliaia di persone. Ad ogni modo, il Bangladesh non è solo affetto dalle catastrofi naturali, la sua popolazione soffre anche di una povertà spregevole e diffusa e vive una crisi umanitaria dimenticata, quella dei rifugiati Rohyngya.
Ricostruire la vita dopo il ciclone Sidr
Più di 3.400 persone hanno perso la vita per le raffiche di vento che hanno letteralmente spazzato il paese ai 250 km/h nel novembre del 2007. Nove milioni di persone sono rimaste ferite e centinaia di migliaia sono rimaste senza abitazione. I quattro distretti meridionali più colpiti sono stati Barguna, Patuakali, Bagerhat and Pirojpur. Poche ore dopo, quando il ciclone Sidr è stato riconosciuto quale enorme disastro naturale, la Commissione europea ha deciso di rispondere stanziando immediatamente fondi e mandando esperti nell’area colpita. In totale sono stati erogati 8.5 milioni di euro per assistere la popolazione e soddisfare i bisogni vitali di acqua, cibo, riparo e oggetti per la casa come sapone, utensili da cucina, coperte e taniche. Inoltre, sono stati distribuiti sali di reidratazione orale ed è stata fornita assistenza sanitaria di base per fronteggiare la diffusione della diarrea e di altre malattie. Nel 2008, la Commissione europea ha destinato 12 milioni di euro agli aiuti umanitari per garantire assistenza alle fasce di popolazione più vulnerabili. Di questi, 8 milioni verranno impiegati in aiuti alimentari e in supporto della sicurezza alimentare, mentre i restanti 4 milioni saranno devoluti all’assistenza di emergenza e, principalmente, alla disposizione di acqua sicura e al ripristino delle condizioni igienico-sanitarie. Questa nuova assegnazione di fondi porta ad un totale di 20.5 milioni di euro gli aiuti, devoluti dalla Commissione, alle vittime del ciclone Sidr in Bangladesh.
Eccezionali alluvioni monsoniche hanno colpito l’intera regione. Per rispondere ai bisogni, la Commissione sta attuando progetti di soccorso. Echo ha garantito 2,5 milioni di euro per assistere le popolazioni colpite. Sono stati previsti fondi anche per l’India, vittima delle stesse inondazioni.
Delocalizzazione dei rifugiati Rohingya
A partire dal 1978, circa 200.000 Rohingya sono fuggiti dal Myanmar. In più di 28.000 persone hanno trovato rifugio nei campi organizzati dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite. La maggior parte dei profughi ha trovato ospitalità nelle comunità locali. Nella regione di Teknaf, Cox's Bazaar, nel sud-est del Bangladesh, circa 10.000 rifugiati Rohingya senza documenti devono essere trasferiti presso nuove destinazioni così da svuotare i campi sovraffollati dove le condizioni di vita sono spaventose. Nel 2007, la Commissione ha approvato un pacchetto di aiuti umanitari di 1,5 milioni di euro per dare assistenza a questi rifugiati e garantire riparo, acqua, assistenza sanitaria, attività di protezione e nutrizione e progetti di vita.