Oltre la metà dei soldi spesi nel mondo per aiutare i Paesi in via di sviluppo (Pvs) proviene dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri; l’Unione è quindi il maggiore donatore a livello mondiale. L’Italia canalizza circa la metà (il 46%) del proprio Aiuto Pubblico allo Sviluppo (Aps) attraverso l’Unione Europea: è il terzo contribuente netto al bilancio dell’Unione in materia di sviluppo, e il quarto contribuente al Fondo Europeo di Sviluppo (Fes), per un ammontare complessivo annuo intorno a 1.4 miliardi di euro. Le risorse utilizzate dalla Commissione Europea nella realizzazione di iniziative di sviluppo o attraverso il sostegno al bilancio sono pertanto in parte anche risorse dell’Italia. L'obiettivo primario dell’Unione Europea è l'eliminazione globale della povertà nell'ambito dello sviluppo sostenibile. Per tale ragione, l’Unione si adopera per contribuire agli Obiettivi di sviluppo del Millennio (Mdg) approvati da tutti i paesi delle Nazioni Unite. In tale contesto, l’'Unione si è impegnata ad aumentare il bilancio per gli aiuti e a portarli allo 0,7% del reddito nazionale lordo entro il 2015 (con un obiettivo collettivo intermedio dello 0,56% per il 2010); la metà dell'aumento dell'aiuto dovrà essere attribuita all'Africa. L'UE continuerà a dare priorità al sostegno ai Paesi meno avanzati e a quelli a reddito basso e medio.
La politica di sviluppo dell'Unione Europea rappresenta una delle dimensioni fondamentali dell’azione esterna dell'Unione ed ha una duplice legittimazione giuridica: a) il Trattato sull’Unione Europea (Tue) ed il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (Tfue), i.e. Trattato di Lisbona, entrati in vigore nel 2009; b) l’Accordo di Partenariato UE/Paesi Acp (Africa, Caraibi e Pacifico) firmato a Cotonou nel 2000, e successive modifiche (del 2005 e del 2010). A seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, è stato istituito il Servizio Europeo di Azione Esterna (Seae). Il Seae è lo strumento a disposizione dell’Alto Rappresentante per la realizzazione dei compiti istituzionali a questo affidati, fra i quali il principale consiste nel coordinamento delle varie dimensioni dell’azione esterna dell’Unione. La politica di sviluppo fa parte integrante dell’azione esterna. Nella situazione attuale, le competenze in materia di sviluppo (in senso lato) e aiuto umanitario all’interno della Commissione sono suddivise fra l’Alto Rappresentante e tre Commissari (Allargamento, Sviluppo, Cooperazione Internazionale e Aiuto Umanitario) e tre DG (Devco, Echo e Allargamento). Il Commissario Sviluppo sovrintende al funzionamento della DG Sviluppo e Cooperazione della Commissione.
2 sono i canali di finanziamento per le politiche di sviluppo dell’UE:
- i fondi del bilancio ordinario (circa il 50% delle risorse dedicate allo sviluppo provengono dal bilancio);
- nell’ambito delle politiche nei confronti dei Paesi Acp, il Fondo Europeo di Sviluppo (Fes), arrivato alla sua decima edizione (periodo 2007-2013), che copre l’altro 50%.
L'azione dell'Unione Europea in materia di cooperazione allo sviluppo si basa sui principi di efficacia dell'aiuto, di coordinamento con gli Stati membri e gli attori internazionali e di coerenza delle politiche europee con gli obiettivi dello sviluppo. Il “Consenso europeo per lo sviluppo” è una dichiarazione congiunta adottata nel dicembre 2005 da Consiglio, Parlamento Europeo e Commissione (G.U. del 24.02.2006), in cui viene definito, per la prima volta in cinquant'anni di cooperazione, il quadro generale dell'azione dell'Unione e degli Stati membri in materia di politiche di sviluppo, da realizzare in uno spirito di complementarità. L’impegno profuso dalla Commissione Europea nel processo di modernizzazione della politica di cooperazione allo sviluppo dell’UE si è sostanziato da ultimo con l’adozione, da parte del Cae Sviluppo del 14 maggio 2012, di conclusioni sulla base delle Comunicazioni della Commissione Europea su futuro della politica di sviluppo dell’UE (“Increasing the impact of EU Development policies, an Agenda for Change”) e sostegno al bilancio (“The future approach to EU budget support to third countries”)
Al fine di accrescere l’efficacia delle politiche di cooperazione allo sviluppo, l’Unione Europea ha adottato nel 2007 il Codice di condotta dell’UE in materia di divisione del lavoro, ispirato ai principi della Dichiarazione di Parigi sull’efficacia degli aiuti e agli obiettivi e valori complementari evidenziati dal Consenso Europeo: titolarità, allineamento, orientamento ai risultati, armonizzazione, responsabilità reciproca. Nel Codice è previsto che ciascun donatore operi un “riposizionamento”, concordato in primo luogo tra donatori UE e Paesi partner e, successivamente, con altri Paesi donatori. Ciò comporta una rimodulazione del ruolo di ciascun donatore nei singoli Paesi partner come:
- donatore leader (lead donor)
- donatore attivo (active donor)
- donatore delegante (delegating donor o silent partner)
- “non-donatore” (redeploying o withdrawing partner)
In tale contesto, una delle innovazioni introdotte è la cosiddetta “cooperazione delegata”. Al fine di favorire una maggiore concentrazione delle cooperazioni nazionali nei Paesi beneficiari dove più evidente è il valore aggiunto di uno specifico donatore, si prevede che la Commissione o gli Stati Membri possano delegare ad un altro Stato Membro i fondi per la gestione di iniziative di cooperazione (accordi di delega, DA); parallelamente ogni Stato Membro potrà trasferire risorse ad altri o alla Commissione (accordi di trasferimento, TA). I principi ispiratori della cooperazione delegata sono la reciprocità in merito al conferimento dei fondi (la Commissione auspica un impegno da parte degli Stati Membri a trasferire alla stessa Commissione un importo pari almeno alla metà di quanto gli e’ stato delegato) e l'equilibrio tra gli Stati Membri fruitori della cooperazione delegata (per garantire una equa ripartizione dei fondi comunitari). Perché l’Italia partecipasse alla cooperazione delegata erano necessarie modifiche di natura normativa ed amministrativa, adottate su impulso della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (art. 13 della legge 69/2009 per quanto concerne gli accordi di delega per ricevere fondi dalla Commissione o da altri Stati Membri; delibera del Comitato Direzionale n. 138 del 20.11.2009, per quanto attiene agli accordi di trasferimento di fondi verso la Commissione o altri Stati Membri). Anche al fine di permettere alle nostre Ambasciate/Utl di concludere con la Commissione accordi di delega, la DGcs si è sottoposta ad una strutturata procedura di audit, conclusasi con esito positivo lo scorso 29 novembre 2012.
Per conoscere le nuove opportunità di finanziamento nell’ambito della cooperazione allo sviluppo dell’Unione Europea, gli interessati possono consultare il sito ufficiale della DG Devco EuropeAid, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Commissione Europea. La consultazione dei vari bandi a cui è possibile partecipare è molto semplice. E’ sufficiente, infatti, inserire i propri criteri di ricerca (per programma, per area geografica, per tipo e per periodo di pubblicazione) nell’apposita sezione dedicata all’interno del sito per venire a conoscenza del tipo di finanziamento messo a disposizione e delle modalità di partecipazione alla gara.
Per avere aggiornamenti in tempo reale, si può inoltre consultare la piattaforma creata dall’Ufficio I della Dgcs, mediante l’aggregatore di feed Netvibes, sullo stato di pubblicazione dei diversi bandi di gara e dei Programmi di Azione Annuale (Aap) da parte della DG Devco.