Nel 2006 si è registrata una contrazione del tasso di crescita reale del Pil pari a -6,6%.
La Banca Mondiale ha stimato che, a meno di un sensibile miglioramento del clima politico, nel 2007/08 ci siano ulteriori contrazioni, previste rispettivamente nella misura del 7,4% e del 4,2%.
La nuova intifada ha bloccato la lenta crescita mentre il quadro macroeconomico si è aggravato a causa della costruzione del muro di sicurezza israeliano: l’accesso ai principali centri economici risulta infatti limitato per molte comunità e molti lavoratori.
Per ridurre il riflesso del clima politico sull’andamento dell’economia, l’Autorità palestinese ha programmato un Piano di sviluppo triennale, la cui realizzazione sarà assistita dalla Banca Mondiale: gli obiettivi sono la riduzione della povertà, l’inversione dei trend negativi di crescita socio-economica e l’efficienza della funzione pubblica.
L’attuazione del Piano non sarà comunque facile, dato che i flussi degli aiuti internazionali sono stati sospesi e Israele non permetterà la ricostruzione delle infrastrutture dei Territori, ad eccezione di quelle a scopo umanitario e assistenziale (es. ospedali). La ricostruzione di Gaza non è peraltro ancora prevista.
Le relazioni commerciali tra i Territori palestinesi e il resto del mondo sono regolate dal Protocollo di Parigi, concluso tra Israele e l’Olp nel 1994. Con l’Unione europea vigono altri accordi commerciali, così come quelli bilaterali con i singoli Paesi delle altre aree geografiche.
Non sono disponibili dati ufficiali sul livello degli investimenti esteri, da sempre a livelli bassissimi. Gli investitori esteri non sono incentivati ad avviare alcuna forma di iniziativa, visto il concreto rischio di distruzione. Il Paese non rientra nemmeno nella classifica mondiale sul “clima degli investimenti” che viene elaborata annualmente dalla Banca Mondiale (Rapporto “Doing Business 2007”). La Sace, infine, classifica i Territori palestinesi nella categoria (Ocse) a massimo rischio investimenti e pertanto non offre copertura assicurativa alle imprese italiane che si rivolgono ai mercati palestinesi. Come forma di incentivo, l’Autorità nazionale palestinese ha emanato una Legge di promozione degli investimenti esteri e una Legge sugli insediamenti industriali nelle zone franche: si tratta di esenzioni fiscali, rimpatrio dei proventi, esenzioni per i dazi doganali per beni strumentali.
Il debito estero corrisponde al 6,5% del Pil, con previsioni di crescita all’8,1% per il 2007 (Sace, Global insight).