
La Cooperazione Italiana è attivamente coinvolta in un processo internazionale, volto all’identificazione e adozione di strategie per la gestione degli ecosistemi, che siano inclusi attraverso le frontiere di più Stati. Tale processo ha incontrato la partecipazione dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (Iucn) ed è stato corroborato dagli impegni che il nostro governo ha assunto durante il Vertice di Johannesburg del 2002 sullo sviluppo sostenibile. Tale indirizzo è importante perché costituisce la naturale piattaforma dei processi di integrazione economica e di cooperazione regionale che, a loro volta, offrono importanti elementi di prevenzione dei conflitti. Il modello costituisce anche un laboratorio naturale per l’adozione dell’approccio ecosistemico,che intende riconciliare i sistemi di produzione agricola con le loro vocazioni ecologiche, e per l’applicazione delle indicazioni delle Convenzioni dell’ambiente globale.
I cambiamenti climatici
Prendendo come riferimento la definizione dell’Unfcc (United Nations Framework Convention on Climate Change) con cambiamenti climatici si intende qualsiasi modificazione di clima – attribuita direttamente o indirettamente ad attività umane – che altera la composizione dell’atmosfera mondiale e si aggiunge alla variabilità naturale del clima.
I cambiamenti climatici costituiscono oggi una minaccia ambientale, sociale ed economica globale.
Essi sono strettamente interdipendenti con le tematiche dello sviluppo: difficilmente si è in grado di affrontare efficacemente e di vincere la sfide contenute negli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite senza considerare l’impatto dei cambiamenti climatici sull’attività agricola, sugli eventi meteorologici, sulla salute dell’uomo, sui fenomeni di estinzione delle specie animali e vegetali. Il conseguimento di ciascuno degli Obiettivi, direttamente o indirettamente, è minacciato dal cambiamento climatico.
Riscaldamento globale e alterazione delle precipitazioni contribuiscono alla diminuzione della produzione agricola, specialmente nelle regioni temperate, tropicali e subtropicali. Questo mina la già fragile sicurezza alimentare dei Paesi in via di sviluppo, rendendo ancor meno disponibile la fornitura di cibo. L’inquinamento e le alte temperature stanno causando un aumento della frequenza e dell’intensità di gravi ed estremi eventi meteorologici quali tempeste, uragani, cicloni e alluvioni.
Anche la salute – e in alcuni casi la sopravvivenza – di molte specie animali e vegetali e dell’uomo stesso può essere influenzata dall’aumento di temperatura determinato dall’incremento della concentrazione dei gas-serra. Le temperature estremamente calde aumentano la possibilità di problematiche patologiche soprattutto nelle persone che presentano problemi cardiaci. Inoltre l’aumento della temperatura del pianeta causa un’estensione delle zone di influenza di molte malattie infettive potenzialmente mortali, quali malaria, colera, febbre gialla.
Un problema creato dai Paesi industrializzati
tI cambiamenti climatici hanno forti implicazioni in tutto il mondo.
Tuttavia i Paesi ricchi – che sono i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra e delle conseguenti alterazioni climatiche – non solo ne subiscono meno gli effetti ma sono anche in grado di sopportarne meglio le conseguenze.
Nei Paesi in via di sviluppo l’impatto negativo dei cambiamenti climatici è più grave. In tali aree del mondo i settori economici che dipendono dal clima – pesca e agricoltura – sono i più importanti per lo sviluppo. Questi Paesi dispongono inoltre di risorse umane, istituzionali e finanziarie limitate per fronteggiare efficacemente gli effetti dei cambiamenti climatici. Ciò fa sì che le popolazioni di queste aree siano le più vulnerabili e le più esposte ai disastri naturali, alle malattie e alla scarsità di acqua e cibo.
Per quanto riguarda la Cooperazione italiana, i cambiamenti climatici sono stati inclusi tra le linee guida per il periodo 2009-2011 dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina.
I progetti realizzati nell’ambito della gestione e riduzione dell’impatto dei cambiamenti climatici hanno l’obiettivo di raggiungere la stabilizzazione delle concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera a un livello tale che sia esclusa qualsiasi pericolosa interferenza delle attività umane sul sistema climatico. Tale livello deve essere raggiunto entro un periodo di tempo sufficiente per permettere agli ecosistemi di adattarsi in modo naturale ai cambiamenti di clima e per garantire che la produzione alimentare non sia minacciata e che lo sviluppo economico possa continuare a un ritmo sostenibile. Si tratta di fornire ai Paesi in via di sviluppo strumenti finanziari e tecnici sempre più adeguati che li mettano – per quanto possibile – al riparo dagli effetti dei cambiamenti climatici, favorendone anche scelte di politica economica sostenibile.
La Cooperazione Italiana, attraverso il Fondo della Banca Mondiale dedicato ai cambiamenti climatici nella regione Medio Oriente e Nord Africa (Mena), mette a punto interventi coordinati in queste zone “a rischio”, con particolare riferimento a Paesi quali Egitto, Marocco, Tunisia, Libano e Yemen.
L’intervento della Cooperazione allo Sviluppo intende inoltre affiancare e coadiuvare i meccanismi del Protocollo di Kyoto destinati a incentivare gli investimenti che permettano di ridurre le emissioni e mitigare gli effetti più gravi dei cambiamenti climatici, coadiuvando l’azione di altri dicasteri, quali il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico.
La cooperazione italiana è particolarmente attiva in materia di integrazione ambientale nei progetti realizzati in diverse aree tematiche. Le risorse ambientali, infatti, hanno un impatto significativo su molteplici aspetti della povertà e dello sviluppo; pertanto il raggiungimento dell’Obiettivo del Millennio n°7 – relativo alla sostenibilità ambientale – è fondamentale per il raggiungimento di tutti gli altri Obiettivi. (L'impatto dell'ambiente sugli Obiettivi del Millennio)