
Le emissioni di CO2 a livello globale sono aumentate del 33% (dati al 2006) rispetto ai livelli del 1990. I paesi industrializzati (1/6 della popolazione mondiale) sono i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra. Il primato è degli Stati Uniti con 7 miliardi di tonnellate (6963,8 milioni) di CO2 (piu' 14,4% rispetto al 1990), seguiti ad una incollatura dalla la Cina, vicinissima ai 7 miliardi di tonnellate. Questi due paesi sono responsabili di circa il 40% circa della CO2 emessa a livello globale. Mentre, i 15 membri storici dell'Unione europea sono in terza posizione, davanti alla Russia e al Giappone. Questa, in sintesi, la distribuzione dei Paesi emettitori di CO2.
Ecco la mappa delle emissioni:
Paesi Emettitori: i Paesi industrializzati emettono il 52% della CO2 mentre i Paesi in via di sviluppo arrivano al 25%. Se si considera la quota pro-capite (in base alla popolazione di ciascun paese), le emissioni dei Paesi in rapida industrializzazione (Cina, India e Brasile) sono molto piu' basse: ciascun cinese emette 1/6 di uno statunitense e meno della meta' di un italiano (con uno 0,1 tonnellate di CO2 a testa la media in Etiopia rimane 200 volte inferiore a quella degli Stati Uniti e 83 volte a quella dell'Italia).
Europa: l'Europa (a 15 paesi) ha diminuito del 2,2% le emissioni rispetto al 1990, al suo interno al Germania ha contribuito con un taglio del 18,1%, la Gran Bretagna con un meno 14,9%, la Francia con una riduzione del 3,5%, mentre l'Italia registra un aumento del 9,8% (passando da 517 a 568 milioni di tonnellate). In controtendenza anche Spagna e Austria.
Ritardatari: nel complesso a livello Pianeta ci sono dei ritardi considerevoli. Come il Giappone (dovrebbe tagliare del 6% e si trova a un piu' 5,4%), il Canada (con piu' 22,7% rispetto a un obiettivo di meno 6%), e l'Australia, che ha ratificato il protocollo da poco.
Italia: Nel periodo 1990-2006 le emissioni in Italia di CO2 sono aumentate passando da 516,9 a 567,9 milioni di tonnellate di CO2 con un incremento del 9,9% (pari a 51 milioni di tonnellate di CO2). L'Italia per rispettare il protocollo di Kyoto dovrebbe riportare le proprie emissioni a meno 6,5% rispetto alle emissioni del 1990 (pari a 483,3 milioni di tonnellate di CO2). A livello globale, l'Italia, responsabile dell'1,7% delle emissioni globali, e' nona tra i 10 paesi con i maggiori livelli di emissioni di CO2. Nel periodo 1990-2006 si sono ridotte le emissioni fuggitive, quelle dell'industria manifatturiera, dell'agricoltura dall'uso dei solventi, ma sono aumentate quelle provenienti dai processi industriali, dai rifiuti, dal settore residenziale e dai servizi, e in particolare quelle provenienti dalle industrie energetiche e dai trasporti (con un aumento di 28 milioni di tonnellate di CO2). Nel 2006 si e' registrata una diminuzione, rispetto all'anno precedente, delle emissioni pari a meno 1,73% (10 milioni di tonnellate di CO2) per tutte le emissioni e meno 0,91% (4,3 milioni di tonnellate di CO2) per quelle provenienti dai processi di combustione.
Paesi Emergenti: La Cina produce emissioni che sfiorano i 7 miliardi di tonnellate di CO2, l'India arriva 1.852,9 milioni di tonnellate, il Brasile a 1.014,10 tonnellate, il Messico a 629,9 tonnellate e il Sud Africa a 422,8 tonnellate.
Il Rapporto di German Watch
L'indice del rischio climatico presentato alla Conferenza sul clima di Copenaghen è stato redatto dal Germanwatch, l'associazione ambientalista tedesca che in collaborazione con il Climate Action Network Europe cura ogni anno l'analisi dei 57 Paesi responsabili di oltre il 90 per cento dell'emissione di gas serra.
Il problema di fondo è la mancanza di una strategia di riduzione delle emissioni di CO2.
Per quanto riguarda l'Italia, anche se nel corso del 2009 i gas serra sono calati per via dell'inverno mite, della crisi economica e della riconversione a gas di alcune centrali a olio combustibile la parte propositiva viene considerata troppo debole dal Germanwatch che inserisce il nostro Paese al 44° posto in classifica nell'indice sul clima e terzultimo (prima di Canada e Arabia Sudita) per le politiche energetiche . ("Global Climate Risk Index 2010")