
(7 - 18 dicembre 2009)
Dall'7 al 18 dicembre si è riunita a Copenaghen la 15esima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici. A differenza delle edizioni passate, questa volta erano presenti anche numerosi premier e capi di Stato: il presidente statunitense Barack Obama, il premier cinese Wen Jibao, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico Gordon Brown, il presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva e molti altri leader. Presenze dettate dall'importanza della posta in gioco.
La Conferenza era chiamata infatti a negoziare un nuovo trattato per impegnare l'intera comunità internazionale ad assumere misure in grado di fermare il riscaldamento globale. L'accordo avrebbe dovuto sostituirisi al Protocollo di Kyoto, il primo tentativo elaborato dalle Nazioni Unite per contrastare i cambiamenti climatici, in scadenza nel 2012.
L'ambizione era di riuscire ad estendere glòi obiettivi di Kyoto al 2020 o al 2050, impegnando in maniera vincolante anche quelle nazioni che non avevano aderito al Protocollo di Kyoto (come gli Stati Uniti) o che erano state esentate dai tagli alle emissioni di gas serra per non frenarne la crescita (come Cina, India, Brasile, nazioni emergenti tra i Pvs).
Un accordo minimalista
Erano traguardi difficili: infatti il vertice di Copenaghensi e’ chiuso ufficialmente, dopo 13 giorni di passione, con un’intesa minimalista, che ha lasciato tutti insoddisfatti . L’accordo raggiunto non contiene nessun impegno quantificato sui tagli di emissioni di Co2, ne’ a medio ne a lungo termine. I paesi industrializzati metteranno nero su bianco i propri impegni di riduzione di gas serra per il 2020 entro i prossimi mesi. L’intesa invece mette per iscritto alcuni impegni finanziari come quello di 3,6 miliardi di dollari per il periodo 2010-2012 da parte Usa.
I punti dell'Accordo di Copenhagen
Il testo, in 12 punti, firmato dai 193 paesi che hanno partecipato alla maratona danese, e’ stato firmato da tutti e sara’ base operativa per proseguire i lavori per un documento con cui sostituire il Protocollo di Kyoto in scadenza nel 2012. Ecco i punti essenziali:
Tetto del 2% per il riscaldamento globale: si riconosce che quella del clima ”e’ una delle maggiori sfide di questi tempi”. Il riscaldamento planetario dovra’ essere limitato da qui al 2050 entro il tetto del 2% rispetto ai livelli planetari. La cifra e’ un po’ meno ambiziosa di quella dell’1,5% chiesta dai piccoli stati insulari.
Rimandate le cifre per i tagli alle emissioni di Co2: nessuna cifra per le riduzioni di emissioni. I paesi industrializzati fisseranno i propri obiettivi per il 2020 entro gennaio, dopo che ogni paese avra’ dato per iscritto i proprio impegni. E’ uno dei punti piu’ contestati da parte di ambientalisti e paesi del Sud del mondo dell’accordo. In molti infatti chiedevano addirittura di alzare la percentuale di riduzione dei paesi ricchi al 30% entro il 2020 rispetto al 20% fissato dall’Ue.
Impegni finanziari per aiutare i Pvs: cifre piu’ concrete invece sul fronte di finanziamenti ai paesi poveri per aiutarli nello sviluppo delle nuove tecnologie. Si tratta di un pacchetto di 100 miliardi di dollari entro il 2020. Da qui al 2012 l’impegno sara’ di 30 miliardi di cui 10,6 dall’ue e 3,6 da parte degli Usa.
Nuovo summit a Bonn tra sei mesi: nessuna creazione di un Organizzazione mondiale dell’Ambiente come richiesto per verificare gli impegni di ogni paese. Se ne parlera’ comunque nel nuovo summit organizzato dalla Germania tra sei mesi che sara’ tappa intermedia per il summit finale, dove verranno messi nero su bianco i risultati, previsto a fine 2010 a Citta’ del Messico.
Le reazioni
In un comunicato, tutte le Nazioni partecipanti hanno ”preso atto” che, anche se non sufficiente, il documento servira’ da base di lavoro per il futuro. Il capo della commissione dell’Onu sul Cambiamento climatico (Ipcc) ha invitato la comunita’ internazionale a un impegno vincolante sui risultati del vertice. Rajendra Pachauri ha aggiunto che quello raggiunto nella capitale danese non e’ un accordo ”finale”. ”Nelle prossime settimane -ha spiegato- dobbiamo lavorare a un impegno giuridicamente vincolante, prima della fine del 2010, che vada nella direzione da noi indicata”.
Anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e’ ottimista sull’esito del vertice di Copenaghen. I negoziati sul clima, ha detto, non vanno considerati un fallimento ma ”un primo passo versi un nuovo ordine mondiale del clima”. Il governo tedesco, ha promesso, portera’ avanti quanto stabilito, a partire da una conferenza interministeriale straordinaria che si terra’ a Bonn a meta’ anno.
Insomma, non è detto che il bilancio della Conferenza resti a lungo negativo. Innanzitutto è stata decisa la creazione di un fondo per il trasferimento delle tecnologie pulite ai paesi meno industrializzati, che andrà crescendo fino a raggiungere i 100 miliardi di dollari l’anno nel 2020. Sono finanziamenti in parte pubblici e in parte privati e non è ancora ben chiaro in che modo verranno gestiti. Tuttavia rappresentano una spinta in direzione della green economy. E poi i due principali protagonisti della scena dell’inquinamento globale, Stati Uniti e Cina che totalizzano assieme il 41 per cento delle emissioni, sono stati coinvolti nel processo di stabilizzazione del clima. .
Le reazioni delle Ong e dei movimenti ambientalisti
Secondo le Ong, l’accordo di Copenaghen ”sancisce il trionfo delle parole sui fatti, dell’apparenza sulla sostanza”. Per Oxfam International e Ucodep, i leader presenti al vertice di Copenaghen hanno trasformato un momento storico in un ”fallimento storico”. Le due organizzazioni chiedono che l’accordo non sia un punto di arrivo, ma solo la base di partenza dei colloqui sul clima nel 2010. ”L’obiettivo di non superare i 2 gradi di aumento delle temperature rimane per ora solo sulla carta”, scrive anche il Cini, ”se non si correra’ urgentemente ai ripari, infatti, gli impegni assunti a Copenaghen condurranno ad aumenti delle temperature di oltre 3 gradi. Spicca la mancanza di un percorso chiaro rispetto alle tappe che dovranno portare ad un accordo vincolante e la mancanza di una scadenza precisa per il raggiungimento di un picco globale delle emissioni. Gli Stati delle piccole isole e l’Africa gridano a un vero e proprio tradimento da parte dei Paesi industrializzati che, dicono, hanno deciso di lasciare i piu’ vulnerabili in balia del fenomeno che avanza. Come Ong di cooperazione,condividiamo la frustrazione dei Paesi poveri di fronte a un accordo debole e senza ambizioni”.
Alcuni esperti, invece, come Amory Lovins, il fondatore del Rocky Mountain Institute, autorevole organizzazione non profit americana impegnata nella ricerca di soluzioni per una società sostenibile, non sono pessimisti.
Lovins afferma che il mercato, associato a una società civile consapevole, rappresenta una forza più dinamica rispetto a una politica spesso bloccata. Il consumo di petrolio nei paesi industrializzati sta calando dall'inizio del 2005; molti costruttori di auto stanno iniziando ad adottare tecniche di efficienza energetica persino più semplici del motore elettrico, (vedi il parere di Amory Lovins)
Cambiamenti climatici
Sono le variazioni a livello globale del clima della Terra rispetto ai valori medi di temperature della superficie e degli oceani, precipitazioni, nuvolosità. Sono dovute a cause naturali e, secondo la grande maggioranza degli scienziati, dall'inizio della industrializzazione anche a causa dell'azione dell'uomo. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici
utilizza il termine "mutamenti climatici" solo per riferirsi ai cambiamenti prodotti dall'uomo e quello di "variabilità climatica" per quelli generati da cause naturali.
Temperature
Secondo i dati contenuti nel IV Rapporto dell'Ipcc la temperatura media della superficie terrestre è aumentata di circa 0,6 °C durante i cento anni dal 1905 al 2005. Le proiezioni degli scienziati prevedono per fine secolo un ulteriore incremento compreso tra 1,1 e 6 gradi centigradi a secondo della variabilità climatica e delle misure di mitigazione intraprese dalla comunità internazionale.
IPCC (International Panel on Climate Change)
E' stato istituito dall'Onu nel 1988 allo scopo di fornire ai governi una valutazione scientifica della letteratura tecnico-scientifica e socio-economica disponibile in materia di cambiamenti climatici, impatti, adattamento, mitigazione. E' un organo intergovernativo (e non di ricerca diretta). Ogni governo ha un suo Focal Point IPCC.
Effetto serra
L'effetto serra è il fenomeno naturale che consente all'atmosfera terrestre di trattenere una parte del calore ricevuto dal sole. A rendere il fenomeno possibile è la presenza nell'atmosfera terrestre dei gas serra. In loro assenza la temperatura superficiale media della Terra sarebbe di circa -18 °C mentre il valore effettivo è di circa +14 °C.
![Effetto serra [Attezione per ingrandire questa immagine potrebbero essere necessari alcuni secondi]](Images/Medium/effetto_serra.jpg)
Gas serra
Il vapore acqueo (H2O), l'anidride carbonica (CO2), l'ossido di diazoto (N2O), il metano (CH4) e l'ozono (O3) sono i gas serra principali nell'atmosfera terrestre. L'anidride carbonica (si ritiene incida per circa il 20%) è il gas serra la cui presenza in atmosfera sta aumentando più rapidamente in seguito a diverse attività umane (industria, consumi energetici domestici, trasporti, agricoltura e allevamento, deforestazione).
Tipping points
Sono i punti critici. Riferiti al clima per tipping points si intendono tutte quelle soglie (di temperatura, presenza di CO2 in atmosfera, scioglimento dei ghiacci, acidità degli oceani) che potrebbero innescare cambiamenti repentini e irrimediabili, senza più procedere in maniera lineare (per quanto molti elementi che determinano l'andamento climatico non sono mai del tutto lineari).
PPM
Parti per milione. E' l'unità di misura con cui si descrive la quantità di CO2 presente in atmosfera. Durante l'era preindustriale era inferiore a 300. Attualmente è di 384 ppm. Secondo l'ultimo rapporto dell'Ipcc per evitare le peggiori conseguenze dei mutamenti climatici bisogna rimanere sotto quota 450, ma un numero sempre maggiore di scienziati ritiene necessario tornare indietro a quota 350.
Carbon sink
Sono le riserve di carbonio, quegli elementi della biosfera in grado di assorbire anidride carbonica. I principali carbon sink presenti sulla Terra sono gli oceani e le foreste.
Mitigazione
Per mitigazione si intendono le misure in grado di ridurre i cambiamenti climatici già innescati dall'uomo ad un livello il più gestibile possibile dalle società. In sostanza tutto ruota attorno al taglio delle emissioni di CO2 e alla creazione/difesa di/dei carbon sink nuovi/esistenti.
Adattamento
Sono le misure adottate per mettere al riparo le società dagli effetti climatici che la mitigazione non riesce ad evitare. Tra gli interventi di adattamento rientrano gli sbarramenti contro l'innalzamento del livello del mare, la sistemazione degli argini dei fiumi in previsione di eventi alluvionali più intensi, nuovi invasi per raccogliere la minore disponibilità idrica, passaggio a colture agricole più adatte alle mutate condizioni climatiche e molti altri ancora.
Protocollo di Kyoto
E' il trattato internazionale per la lotta ai cambiamenti climatici sottoscritto nella città giapponese l'11 dicembre 1997. Le Nazioni industrializzate si impegnano a tagliare le emissioni di gas serra, i Paesi in via di sviluppo come Cina e India sono esentati.
La quota di riduzione nelle emissioni fissate per l'Unione Europea è del 8% nel 2012 rispetto ai valori del 1990, per il Giappone è del 6%. Per gli Stati Uniti era stato stabilito un taglio del 7%, ma Washington dopo l'adesione dell'amministrazione Clinton successivamente non ha sottoscritto il trattato.
CDM (Clean Development Mechanism)
Consente ai paesi industrializzati di realizzare progetti nei paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas serra per il paese ospite e il riconoscimento di crediti di emissione per la nazione che promuove gli interventi.
JI (Joint Implementation)
Consente ai paesi industrializzati di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra in un altro paese dello stesso gruppo e di utilizzare i crediti ottenuti congiuntamente con il paese ospite.
ET (Emissions Trading)
E' il meccanismo che consente a chi non è in regola con i propri obiettivi di riduzione dei gas serra di acquistare sul mercato quote di CO2 tagliata da chi è stato invece particolarmente virtuoso oppure da chi ha ottenuto un pacchetto di crediti per ragioni politiche (molti Stati dell'Est Europa).
ETS (Emissions Trading System)
E' il sistema di scambio dei permessi ad emettere realizzato dall'Unione Europea e al momento l'unico di una certa grandezza ad essere in funzione.
Carbon tax
Con questo termine si intende la possibilità di tassare un prodotto (compresa la corrente elettrica) in base alla quantità di anidride carbonica necessaria alla sua produzione o alla quantità che si produce attraverso il suo consumo (nel caso della benzina ad esempio). La sua funzione può essere rivolta all'interno (scoraggiare il consumo di merce dal forte impatto climatico-ambientale) oppure esterno (colpire le importazioni dai paesi che producono senza vincoli alle proprie emissioni).
(da "La Repubblica")