
Come convenuto nell’Accordo di Cotonou, nel settembre 2002 la UE e i paesi Acp hanno avviato i negoziati per gli Accordi di partenariato economico (Epa), accordi regionali di libero scambio compatibili con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Nel contesto degli Accordi di partenariato economico, ai paesi Acp viene chiesto di liberalizzare i propri mercati e di adottare nuovi regimi regionali di scambi reciproci con la UE.
Ai fini dei negoziati e del nuovo regime commerciale, gli Stati africani sono stati suddivisi in quattro gruppi regionali – che si basano, pur non coincidendo completamente, sulle attuali organizzazioni regionali, che sono la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), la Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale (Cemac), la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) e la Comunità per l’Africa orientale e meridionale (Esa) – mentre i paesi dei Caraibi e del Pacifico costituiscono ciascuno un gruppo regionale separato.
Il principale obiettivo dell’Accordo di Cotonou – e per estensione degli Accordi di partenariato economico – è quello di ridurre e quindi eliminare la povertà e raggiungere uno sviluppo sostenibile. Dopo anni di negoziati regionali, sia le organizzazioni non governative che molti governi Acp hanno manifestato forti preoccupazioni in merito all’impatto degli Epa sulle fragili economie dei paesi Acp nonché, di fatto, sull’efficacia della liberalizzazione degli scambi commerciali quale strumento per lo sviluppo. In questo contesto, va considerato anche che una parte dei Paesi Acp continueranno comunque a usufruire del sistema di preferenze generalizzato definito Everything But Arms (Eba, tutto tranne le armi).
La conclusione dei negoziati Epa nello scorso dicembre 2007 apre una fase d’attuazione prevista fino a 15 anni a partire dal gennaio 2008.
Stefano Manservisi è Direttore generale allo sviluppo e alle relazioni per i paesi Acp della Commissione Europea. Nell'intervista, a proposito degli Epa, sostiene che la Commissione conduce un dialogo regolare con le società civili europea e africana e, come negoziatrice, tiene conto delle critiche che le vengono rivolte. (continua)
Louis Michel è Commissario Ue per lo sviluppo. A suo parere, può accadere che, malgrado il buon risultato determinato dagli aiuti, l’Unione possa comunque a mettere in pericolo il sostentamento dei piccoli agricoltori o pescatori, affondando i loro mercati con esportazioni generosamente sovvenzionate.
(continua)