
La strategia dell'Unione Europea per l'Africa rappresenta la risposta dell'UE alla duplice sfida di riorientare l'Africa verso lo sviluppo sostenibile e conseguire gli Obiettivi di sviluppo del millennio (Oms) entro il 2015. Partner di lunga data e vicino prossimo dell'Africa, l'UE si trova in una posizione ottimale per dare a questo continente un impulso decisivo in tale processo.
L'UE dovrebbe potenziare il proprio sostegno nei settori considerati essenziali per il conseguimento degli Oms (pace, sicurezza e buon governo), nei settori che creano un contesto favorevole alla crescita economica, agli scambi e all'interconnessione, nonché nel settore della coesione sociale e ambientale. Le guerre e i conflitti violenti nel continente africano hanno distrutto milioni di vite e vanificato decenni di sviluppo economico. L'UE intensificherà quindi i propri sforzi per promuovere la pace e la sicurezza in tutte le fasi del ciclo di un conflitto.
L'intervento dell'UE, la cui portata è molto vasta, spazia dal sostegno alle operazioni africane a favore della pace a un'impostazione globale per la prevenzione dei conflitti, cercando di rimuovere alla radice le cause dei conflitti violenti, tra cui figurano la povertà, il degrado, lo sfruttamento e la distribuzione ineguale delle terre e delle risorse naturali e il relativo accesso, una governance debole, le violazioni dei diritti umani e la disparità tra i sessi. Tali azioni riguardano altresì la cooperazione nella lotta contro il terrorismo e la non proliferazione delle armi di distruzione di massa e il sostegno alle strategie regionali e nazionali a favore del disarmo, della smobilitazione, della reintegrazione e del reinserimento per contribuire a integrare gli ex combattenti (compresi i bambini soldato) e a stabilizzare le situazioni postbelliche.
Benché l'UE sia il principale donatore mondiale dell'Africa, il finanziamento comunitario deve nettamente aumentare. Nel giugno 2005, l'Unione si è impegnata collettivamente ad aumentare l'aiuto pubblico a 0,56% del prodotto nazionale lordo (Pnl) entro il 2010 e a 0,7 % entro il 2015. Circa 4 miliardi di euro saranno destinati ogni anno all'Africa subsahariana nell'ambito del quadro finanziario pluriennale del 10° Fes per gli Acp e di altre linee di bilancio tematiche e orizzontali. Questa strategia per l'Africa dovrebbe costituire il quadro di riferimento per i programmi e le misure previsti nell'ambito del 10° Fes. (Strategia Ue per l'Africa)
La strategia della Cina in Africa è in buona parte prefigurata nel Piano d'azione 2007-2009, adottato nel Forum Africa-Cina del 2006 e nel contemporaneo Summit di Pechino. Al di là di generici impegni politici e di cooperazione giudiziaria, il Piano prevede interventi sul piano economico, con l'invio di esperti di tecnologie agricole, facilitazioni per gli investimenti, l'apertura di una Camera di commerico bilaterale, un fondo di sviluppo di 5 miliardi di dollari, agevolazioni per l'importazione di prodotti africani, incremento delle filiali bancarie cinesi nel continente.
Si ribadisce l'importanza di interventi sulle infrastrutture, dello "scambio" di risorse energetiche, della cooperazione e formazione scientifico-tecnologica. Il Piano impegna la Cina a raddoppiare i suoi aiuti entro il 2009. A livello di risorse umane, l'impegno è per la formazione di 15mila operatori professionali nei tre anni. Per l'educazione, sono previsti aiuti per 100 scuole rurali, il raddoppio delle borse di studio, l'aggiornamento degli insegnanti, degli operatori dei media, dei tecnici per l'ambiente. Tra gli interventi sanitari, la costruzione di 30 ospedali e di 30 centri per la prevenzione della malaria.Il Piano prevede anche di aumentare il turismo cinese e gli scambi giovanili con l'Africa. (China-Africa Action Plan 2007/2009)
Quando in Cina è cominciato il periodo delle riforme, il paese aveva un tasso di povertà ancora più alto di quello dell'Africa nel suo insieme. Nell'arco di 5 anni, questo non era più vero. Nel documento allegato, Martin Ravallion cerca di spiegare come ha fatto la Cina a uscire da una situazione di estrema povertà, dovuta a politiche sbagliate e impopolari. Pur riconoscendo che l'Africa deve affrontare vincoli e ostacoli che la Cina non aveva - e che il contesto è senz'altro importante - ne escono due lezioni: la prima è l'importanza della crescita di produttività nella piccola impresa agricola, che richiede sia incentivi basati sul mercato che supporto pubblico. La seconda è il ruolo giocato da una leadership forte e una amministrazione pubblica efficiente a tutti i livelli di governo. (Lessons from China)