
(13 - 17 novembre 2009)
Fin da quando il summit è stato annunciato, i movimenti sociali, le Ong e altre Organizzazioni della società civile hanno cominciato a dialogare con la Fao per organizzare un Forum parallelo della Società Civile (nella Città dell’Altra Economia, a Roma) che coinvolga coltivatori, popolazioni indigene, giovani agricoltori, donne e altre organizzazioni sociali. Il momento è particolarmente importante per la società civile: e questo richiede una mobilitazione maggiore per cambiare le politiche agricole e alimentari tradizionali e affrontare in maniera efficace le cause di base della fame e della povertà nel contesto attuale caratterizzato dalle diverse crisi (climatica, economica, finanziaria ed alimentare). Questo cambiamento può essere ottenuto soltanto attraverso la partecipazione attiva dei movimenti sociali legati ai produttori di cibo, delle Ong e delle Organizzazioni della società civile (Osc) che rappresentano le persone maggiormente colpite dalla fame.
Un Comitato direttivo internazionale del Forum (International Steering Committee of the Forum – Isc), composto da diverse categorie e bilanciato in termini di aree geografiche e di genere, è stato autonomamente costituito dalle organizzazioni interessate all’organizzazione attiva di questo Forum. L’Isc è composto dai rappresentanti delle due più grandi organizzazioni mondiali di agricoltori, di tre organizzazioni regionali di agricoltori, dei due principali forum globali di pescatori, di allevatori, organizzazioni di popoli indigeni, lavoratori del settore agricolo e alimentare, organizzazioni ambientaliste, organizzazioni non governative internazionali, reti agro-ecologiche, il gruppo ad hoc delle Ong internazionali in relazione formale con la Fao, il segretariato dell’International Planning Committee on Food Sovereignty e il Comitato italiano per la sovranità alimentare, che funge da “comitato ospitante”.
Principi guida del Forum
La programmazione del Forum coinvolge l’intera gamma delle categorie colpite da fame e insicurezza alimentare, inclusi i movimenti sociali, le Ong e le Osc, in particolare quelle dei Paesi in via di sviluppo, impegnate nello sradicamento della fame nel mondo e nell’affermazione del diritto al cibo e della sovranità alimentare.
La partecipazione al Forum stesso riflette queste stesse categorie.
La priorità viene data alle “voci” provenienti dai paesi in via di sviluppo.
Il Forum rispetterà il pluralismo così come garantirà un equilibrio di genere maschile e femminile, regioni e categorie
Ogni categoria avrà la possibilità di organizzare proprie discussioni a tema, purché la priorità sia data ai giovani agricoltori, alle donne, ai popoli indigeni e ai temi dedicati all’”accesso alle risorse” e ai “modelli di produzione”
Sono stati ascoltati una serie di punti di vista su come affrontare i problemi della fame, della malnutrizione e delle violazioni del diritto al cibo.
Obiettivi del Forum
- Facilitare la partecipazione di donne, piccoli agricoltori e contadini, popoli indigeni, pescatori artigianali, lavoratori rurali, giovani, poveri delle città, organizzazioni ambientaliste, difensori dei dritti umani, Ong e altre Osc che si battono per la realizzazione del diritto al cibo e garantire che le loro voci siano ascoltare al Summit mondiale sull’alimentazione.
- Chiedere l’impegno dei governi e delle agenzie dell’Onu per sradicare la fame e la malnutrizione, per la realizzazione degli obiettivi del diritto al cibo e della sovranità alimentare dei popoli.
- Stringere alleanze e promuovere il dialogo sulle cause della fame nel mondo e delle crisi alimentari, lavorare per una visione condivisa sui cambiamenti e le soluzioni necessarie per un’agenda d’azione. (vedi Programma del Forum parallelo)
La Dichiarazione finale sottoscritta dai 642 rappresentanti delle 250 organizzazioni che hanno partecipato al Forum afferma che, per quanto riguarda le Ong italiane, d’ora in poi ogni impegno verrà dedicato alla realizzazione della riforma del Comitato per la Sicurezza Alimentare della Fao, approvata lo scorso 17 ottobre, con la quale le Ong e le altre organizzazioni della società civile sono formalmente ammesse a partecipare ai processi decisionali delle politiche alimentari e agricole globali.
Sergio Marelli, presidente della Associazione delle Ong italiane e Chair dell’Advisory Group incaricato da Diouf delle relazioni tra Vertice Fao e Forum della Società Civile , ha detto: ”La speranza ora è che la Fao e i suoi massimi vertici, a partire da Diouf, sappiano sostenere con forza la partecipazione della società civile e la sua autonomia decisionale".
Dichiarazione di Nyéléni
(Mali, 2007)
“La sovranità alimentare è il diritto delle persone a un cibo appropriato dal punto di vista culturale e della salute prodotto attraverso metodi ecologicamente sani e sostenibili, nonché il loro diritto a definire i loro propri sistemi agricoli e alimentari. Questo pone chi produce, distribuisce e consuma cibo al centro delle politiche e dei sistemi alimentari più delle indagini di mercato e delle corporation. Difende gli interessi e l’inserimento delle generazioni future. Offre una strategia per resistere e smantellare l’attuale commercio aziendale e il regime alimentare, e una direzione per i sistemi di alimentazione, agricoltura, allevamento e pesca stabiliti dai produttori locali. La sovranità alimentare concede priorità alle economie locali e nazionali, incoraggiando il lancio sul mercato di un’agricoltura guidata da famiglie di contadini e agricoltori, della pesca artigianale e degli allevamenti al pascolo nonché la produzione, distribuzione e consumo di cibo basati sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La sovranità alimentare promuove il commercio trasparente che garantisca un giusto reddito a tutte le persone e il diritto dei consumatori di controllare il loro cibo e la loro nutrizione. Assicura che i diritti d usare e sfruttare le nostre terre, acque, semenze, bestiame e biodiversità siano nelle mani di chi di noi produce il cibo. La sovranità alimentare implica nuove relazioni sociali libere dall’oppressione e dall’ineguaglianza tra uomini e donne, popoli, gruppi razziali, classi sociali e generazioni”. ( Food Sovereignty )