
La Cooperazione italiana, nel settore della lotta alla fame e alla povertà, si muove nel contesto delle strategie della comunità internazionale, ma, vista la prevalenza della malnutrizione nel quadro della povertà mondiale, ha rilanciato questo tema come cardine di tutti gli interventi. I vari progetti sostenuti sono accomunati dall’obiettivo di migliorare la drammatica situazione in cui si trovano molte e diverse aree mondiali.
Come risposta immediata alla crisi in atto, l’Italia ha previsto un articolato programma di interventi a favore della sicurezza alimentare, inserendo tale tema fra quelli prioritari della sua presidenza del G8 nel 2009. Sono stati subito erogati nuovi finanziamenti per progetti di emergenza e programmi di sviluppo agricolo nei paesi vulnerabili, soprattutto in Africa sub-Sahariana. Inoltre, su 3 miliardi di euro che l’Italia versera’ nei prossimi sei anni al Fondo di Sviluppo dell’Unione Europea, quasi 200 milioni saranno rivolti alla realizzazione di progetti agricoli, complementari a quelli che l’Italia finanzia attraverso la Fao e l’Ifad.
Favorire lo sviluppo rurale
Numerosi sono i programmi e i progetti che la Cooperazione Italiana porta avanti nei Paesi più svantaggiati per favorire lo sviluppo rurale e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni più disagiate.Le attività da realizzare nell’ambito dei singoli progetti sono individuate sulla base di un’analisi della situazione locale e con un approccio partecipativo che permetta di capire le cause strutturali che sono alla base della insicurezza alimentare. L’aumento della produzione alimentare è perseguito attraverso la crescita della produttività delle coltivazioni agricole, fornendo agli agricoltori assistenza tecnica per il passaggio da metodi di coltivazione estensivi ad intensivi, incrementando e ottimizzando l’utilizzo di fattori produttivi (fertilizzanti e sementi migliorate), migliorando la qualità dei prodotti e favorendone la loro commercializzazione.
Gli interventi nel settore agricolo della Cooperazione Italiana sono caratterizzati da un approccio multi-settoriale, in modo da ottenere nelle aree interessate uno sviluppo rurale integrato. L’economia del mondo rurale è infatti un sistema costituito da una serie di attività che appartengono a diversi settori e che interagiscono fra loro in molteplici forme. La Cooperazione Italiana privilegia, inoltre, gli interventi capaci di determinare un rafforzamento delle capacità tecniche locali, a livello sia delle comunità beneficiarie sia delle istituzioni competenti al fine di assicurare la sostenibilità nel tempo delle stesse iniziative.Il processo di globalizzazione obbliga i Paesi svantaggiati ad adeguarsi ai criteri richiesti dal mercato internazionale.
La qualità dei prodotti, il costo di produzione e il rispetto delle norme sanitarie internazionali sono quindi parametri che la Cooperazione Italiana adotta nei suoi programmi agricoli in modo da rendere il sistema produttivo dei Paesi in via di sviluppo in grado di integrarsi nel sistema di produzione mondiale.
5 proposte di Kanayo Nwanze, Presidente dell' Ifad
Le cessioni di vasti appezzamenti di terra sono in rapido aumento in Africa: 2 milioni e mezzo di ettari in 5 paesi.
Senza regole c’è il rischio che le popolazioni rurali si impoveriscano ancora di più.
2 Fermare la rapina delle esportazioni
Già in passato compagnie estere compravano campi di caffè in Tanzania o cacao in Costa d’Avorio.
Ma il land grabbing è quando i raccolti sono interamente esportati senza dare occupazione o indennizzi alle comunità.
3 Codice etico
Serve un codice di condotta che garantisca un miglioramento per le popolazioni locali. Un quadro che l’Onu sta elaborando con l’Ifad e l’Ua. L’agricoltura in outsourcing può portare investimenti, migliorie.
4 Aumentare la superficie coltivabile
Nell’aera Sub-sahariana ci sono 80 milioni di micro fattorie. Riescono a produrre il 20% del cibo. Con fertilizzanti, impianti di irrigazione e buoni semi si potrebbe quadruplicare la superficie coltivabile.
5 Investire in sicurezza alimentare
L’Africa negli ultimi anni cresceva ad un ritmo del 5%. L’anno scorso è arrivata la crisi. Ai paesi africani chiediamo di investire il 10% in più in sicurezza alimentare, privilegiando i piccoli produttori e l’accesso ai mercati.
Solo così si accrescerà la sicurezza per tutta la società. rgonnelli@unita.it.