
La Cooperazione Italiana si è impegnata nella ricostruzione di numerose scuole in molte province del Paese: da Kabul alla remota Badghis, da Baghlan a Kandahar, passando per Khost, Nangarhar, Paktya, concentrando l’intervento soprattutto nella Provincia di Herat, dove sono state costruite ed equipaggiate 9 scuole. Le strutture scolastiche completamente riattivate o ricostruite ex-novo, hanno ridato ad oltre 15.000 bambine e bambini il diritto allo studio. Al lato opposto della guerra e delle sue accanite distruzioni di civiltà far sorgere o risorgere una scuola, dalla città più grande al più sperduto villaggio rurale, significa costruire il futuro.
Particolare attenzione è stata dedicata all’accesso all’istruzione per la popolazione scolastica femminile, al fine di contribuire a superare le gravi disuguaglianze di genere che caratterizzano il Paese.
Tutti gli edifici scolastici costruiti o riabilitati sono stati completamente equipaggiati e forniti di infrastrutture addizionali quali l’accesso all’acqua potabile, aree sportive, percorsi pedonali interni ed aree ricreative.
Il monumento più prestigioso è la Grande Moschea, costruita nel XV° secolo, detta la “moschea blu” per la stupenda copertura con lastre di ceramiche blu e verdi, molto interessante e armoniosa dal punto di vista architettonico e cromatico, certamente una delle più belle al mondo. Poco fuori la cerchia delle mura, ormai quasi completamente distrutte della città antica, ci sono le vestigia di un importante complesso di antichi edifici: moschee, scuole coraniche, una decina di altissimi minareti (metà dei quali crollati negli ultimi anni) finemente rivestiti in ceramiche e maioliche, e alcuni mausolei tra i quali bellissimo è quello della nuora del Tamerlano, il mitico imperatore di Samarcanda, l’Alessandro Magno dell’Asia centrale.
Non per niente Herat viene chiamata la “Firenze dell’Afghanistan”. Nella sua cittadella veniva custodita la più grande raccolta di testi e documenti antichi di tutta l’Asia centrale, paragonabile per importanza alla famosa biblioteca di Alessandria d’Egitto, distrutta e incendiata da un altro personaggio ben noto a tutti noi, il terribile Gengis Khan. Come si vede, nel bene e nel male, una città piena di storia. Il suo cuore medioevale la rende una città interessante e gradevole, con strade asfaltate (o quanto meno cementate), bellissimi viali di pini, assai simili ai nostri e, come parco pubblico, una pineta di oltre 1 km quadrato in mezzo alla città. Al suo confronto Kabul, pur con i suoi palazzi, grattacieli e mega-alberghi, è un grosso villaggio senz’anima con strade sterrate, piene di buche, polverose d’estate e coperte di fango in inverno.
Le popolazioni settentrionali, come già detto, confinano al nord con le repubbliche ex-sovietiche del Turkmenistan, Uzbekistan e Tajikistan e ad ovest con l’Iran. Come spesso accade, le genti di frontiera da una parte sono abituate alle diversità, e quindi alla tolleranza, dall’altra sono dedite al commercio generando un certo reddito economico. Ciò fa sì che queste persone vedano di buon occhio le novità introdotte dagli occidentali e soprattutto accettino di buon grado, spesso con gioia, gli aiuti umanitari donati regolarmente dalle varie organizzazioni dei singoli Stati o delle Nazioni Unite. Quindi una società aperta, disposta al dialogo e al confronto. Avendo subìto, per anni, il dominio dispotico e sanguinario dei Talebani, vedono con terrore la dipartita delle forze militari occidentali, e le autorità locali non mancano di ricordarcelo in continuazione.
(Claudio Belli e Romina Marchionne)