
Il Programma di Emergenza in favore delle popolazioni più vulnerabili della provincia di Herat ed aree limitrofe, è stato deliberato il 9 luglio del 2004 e finanziato dalla Dgcs nel corso dello stesso anno.
L’ufficio di Cooperazione di Herat veniva costituito, all’interno del compound militare italiano del Provincial Reconstruction Team di Herat, solo nell’aprile del 2005. A causa di oggettive difficoltà operative nell’avvio delle attività, l’ufficio ha inaugurato solo alla fine del 2005 i primi interventi e ha sviluppato progetti nel settore sanitario, idrico, di assistenza alle fasce più vulnerabili e di sostegno al sistema scolastico, durante tutto l’arco del 2006. A causa del deterioramento delle generali condizioni di sicurezza nel corso dei primi mesi del 2007, si sono inevitabilmente allungati i tempi di realizzazione e conclusione dei progetti. Dalla delibera dei fondi per il primo intervento di emergenza nella Provincia di Herat, del 2004, ne sono seguiti altri e gli sforzi della Cooperazione Italiana si sono concentrati nel settore di assistenza alle fasce più vulnerabili: le donne, i bambini, i profughi afgani rientrati dall’Iran e i disabili. Tra il 2007 e l’inizio del 2008, sono state completate tutte le attività di approvvigionamento idrico, di assistenza ai vulnerabili e al sistema scolastico, mentre sono tutt’ora in corso le attività relative alla messa in funzione dell’ospedale pediatrico di Herat.
A Herat, inoltre,sono attualmente attive nel settore di assistenza alle fasce vulnerabili due Ong italiane: Intersos e Cesvi. Entrambe realizzano progetti, finanziati dalla Dgcs, nella città di Herat e nei distretti limitrofi, promuovendo corsi di formazione professionale, attività di auto sostentamento nel settore agro pastorale, assistenza e reinserimento sociale dei profughi afgani rientrati dall’Iran.
L'Italia è presente nella Provincia di Herat nell'ambito della missione Nato/Isaf: le sono infatti affidati il Regional Command West (RC-W) e la conduzione del Provincial Reconstruction Team (PRT) di Herat.
Sono presenti circa 2.400 militari italiani in Afganistan, di cui circa 1.400 sono stanziati nella Provincia di Herat, a cui si aggiunge un numero variabile di civili tra i quali i membri del Ministero degli Affari Esteri: un rappresentante diplomatico e un team di esperti della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo, che operano nell'ambito del PRT. L'obiettivo strategico della presenza italiana ad Herat è quello di “assistere le autorità locali ad estendere la loro autorità in modo da facilitare lo sviluppo di un ambiente stabile e sicuro nella Provincia e di incoraggiare le attività di ricostruzione” .
La Provincia di Herat spicca per rilevanza storica, commerciale e strategica, é la culla della cultura e della letteratura in lingua dari del Paese. É una regione ricca di risorse naturali, soprattutto graniti e minerali preziosi come smeraldi e lapislazzuli; ha un rigoglioso settore agricolo che spicca nella produzione di zafferano, frutta e verdura, frutta secca; e un settore di artigianato con tappeti persiani, cachemire, oltre che una promettente industria nascente. Herat è inoltre un crocevia commerciale verso l'Iran ed il Turkmenistan sin dai tempi più antichi, perché vi passava la via della seta. La Provincia è relativamente stabile, ma vi operano gruppi anti-governativi e di opposizione alla presenza internazionale (c.d. Anti-Coalition Militia), la cui attività si estrinseca principalmente tramite l'utilizzo di Improvised Explosive Devices, l'organizzazione di imboscate, il lancio di razzi contro strutture e rappresentanti istituzionali locali ed internazionali e la propaganda anti-governativa ed anti-occidentale.
A tale minaccia si aggiunge la presenza di campi minati non segnalati e il rilevante impatto del narcotraffico, che costituisce un'importante fonte di reddito e coinvolge molte figure locali: anche se nell’area la coltivazione di oppio è relativamente limitata e si concentra per lo più nei distretti di Farsi e Shindad.
Si registra inoltre una crescente incidenza della criminalità comune, che si manifesta lungo le vie di comunicazione primarie e secondarie e spesso si estrinseca in rapimenti a scopo di estorsione. La criminalità è considerata con particolare preoccupazione per l'effetto di destabilizzazione e perché favorisce il sostegno popolare alle forze anti-governative. Contribuisce inoltre alla fuga di cervelli e di capitali: numerosi uomini d'affari e professionisti decidono di emigrare altrove e causano pertanto un severo indebolimento del tessuto sociale ed un grave danno all'economia.
Il Regional Command West a guida italiana ha sede presso la Forward Support Base di Herat, nei pressi dell'aeroporto. Si tratta di un'installazione militare tesa ad assicurare il sostegno logistico dei PRT della regione occidental:, oltre a quello a guida italiana di Herat, anche quello spagnolo di Badghis, il lituano di Ghor e lo statunitense di Farah. Ospita una struttura medico-sanitaria di emergenza per le esigenze dei PRT, e una "quick reaction force" d'area e i vari "national support elements".
L'attività di ricostruzione e di assistenza emergenza nella Provincia di Herat è svolta principalmente dal PRT italiano, che ha sede nella capitale provinciale. Gli esperti della Dgcs, sotto il mandato dell’Ambasciata d’Italia a Kabul e il coordinamento dell’Utl, operano nell'ambito della Componente Civile dal 2002 con interventi nei settori sanitario, idrologico, dell'istruzione, del supporto alle fasce vulnerabili, nell’ambito del Programma di Emergenza della Cooperazione Italiana. Numerose strutture sanitarie, scuole, orfanotrofi, centri per disabili, pozzi di acqua potabile, reti idriche ed elettriche, sono stati in tal modo realizzati. Diverse attività sono inoltre state eseguite tramite le Ong locali ed italiane, presenti sul territorio, in particolare a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione come il sostegno ai disabili, alle donne, ai cittadini afgani sfollati e alla reistallazione dei rifugiati ritornati da Iran e Pakistan.
I fondi del Mae sono anche stati impiegati per far fronte alle emergenze che hanno afflitto la popolazione locale come la distribuzione di cibo e coperte nel corso del drammatico inverno del 2007. Tra il 2002 ed il 2007 il Mae ha stanziato oltre 11milioni di euro per la regione di Herat nell'ambito del programma di emergenza ivi istituito (il 99,8% dei quali sono stati peraltro spesi nonostante la precarietà delle condizioni di sicurezza); altri 2 milioni di euro sono stati impegnati nel 2008.
La popolazione locale ha inoltre direttamente beneficiato dell'attività delle Organizzazioni Internazionali finanziate, specificamente per la Provincia, dal Mae, come nel caso del contributo all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati di 6mln Eur nel 2007-2008, e il contributo di 2mln Eur al Fondo Alimentare Mondiale per Herat per il 2007.