
Risulta difficile, oggigiorno, parlare dell’Iraq senza collegarlo alle tristi vicende degli ultimi decenni e alle tragedie che ancora lo vedono scenario di violenza e di conflitto. L'Iraq, però, è ben altro. E' certamente pozzi petroliferi e giacimenti di gas, ma è anche, e soprattutto, patrimonio naturale, umano e culturale. E', in sintesi, una ricchezza che appartiene non solo al popolo iracheno, ma al mondo intero. E' dunque compito globale contribuire alla sua rinascita perché possa, finalmente, riacquistare il posto che gli appartiene sulla scena internazionale. Anche l’Italia è coinvolta in questo sforzo. Il nostro intervento ha avuto inizio con la “Missione Antica Babilonia”, all’indomani delle vicende belliche, in quella fase che si è posta come obiettivo la creazione delle condizioni indispensabili allo sviluppo politico, sociale ed economico del Paese.
La Task Force Iraq
Il 14 maggio 2003 il governo italiano decideva la creazione di una Task Force interministeriale (Task Force Iraq), coordinata dal ministero Affari Esteri, con l'apporto della Difesa e di altri ministeri, per la messa in opera di un piano operativo di emergenza. La Missione "Antica Babilonia" ha visto coinvolti, da una parte, l'esercito e l'arma dei Carabinieri, dall’altra gli operatori civili di ogni settore. Lo scopo ultimo della partecipazione italiana è, ed è stato sin dall’inizio, quello di trasmettere i valori di fratellanza e di cooperazione che sono alla base della nostra cultura e di mettere a disposizione del martoriato Iraq le nostre capacità e conoscenze in un’ottica di “capacity building”, cioè mirata alla “creazione di un ambiente che favorisce, attraverso opportune strutture politiche e giuridiche, lo sviluppo istituzionale, che comprende la partecipazione della società, lo sviluppo delle risorse umane e il rafforzamento dei sistemi di gestione”.
La politica del "doppio binario"
Dal maggio 2003 fino al ritiro del contingente militare nel dicembre 2006, in Iraq ha operato una missione che si muoveva su doppio binario, civile-militare, investendo un notevole patrimonio in termini di risorse umane e finanziarie impegnate nella ricostruzione. La prospettiva, fin dal principio, era restituire al popolo iracheno, non appena possibile, la gestione delle proprie amministrazioni. In particolare, dal marzo 2006 a fianco del contingente militare italiano si stabilisce una presenza civile istituzionalizzata, incaricata di sostenere le autorità provinciali nel coordinamento delle attività di ricostruzione finanziate dal governo iracheno, dall’Italia e da altri donatori: la regione del Dhi Qar entra a far parte del circuito delle Unità di Sostegno alla Ricostruzione (Usr, in inglese Provincial reconstruction Team - Prt), che l’Italia decide di mantenere anche dopo la conclusione positiva della missione del contingente militare nel dicembre 2006. L’organizzazione della struttura si differenzia però dagli standard dei precedenti Prt: è più simile infatti agli uffici di ricostruzione post conflitto delle Nazioni Unite per l’enfasi marcata sulla realizzazione di progetti settoriali. Affidata a un team leader italiano, primo direttore non americano di un ufficio multinazionale di ricostruzione civile, la Usr riscuote consensi ufficiali sia da parte irachena, sia dai rappresentanti dell’Onu, sia dallo Stato Maggiore americano. Dalla prima conferenza nazionale dei Prt svoltasi a Baghdad nel giugno 2006, l’Usr italiana viene considerata un modello da seguire per gli altri uffici.