
La guerra del 2006
28 marzo. Ehud Olmert vince le elezioni in Israele con un programma che prevede iniziative unilaterali in caso di impossibilità di dialogo con i Palestinesi dopo l’acquisizione del governo da parte di Hamas. In giugno, il presidente palestinese Mahmoud Abbas sceglie la data del 26 luglio per indire un referendum sul riconoscimento dello Stato di Israele e sulla cessazione degli attentati. Hamas prima rifiuta, poi accetta. Seguono invece, l’8 e il 9 giugno, fatti di sangue da attribuirsi all’esercito israeliano. Il giorno prima della conclusione di un accordo tra il capo del governo, Ismaïl Haniyeh, e il presidente, Mahmoud Abbas, il braccio armato di Hamas cattura un soldato israeliano e propone uno scambio di prigionieri. Israele accusa Khaled Mechaal, capo di Hamas in esilio a Damasco, di aver montato questo diversivo per boicottare il tentativo di accordo interpalestinese e imprigiona 1000 palestinesi, mentre il governo scatena un’operazione a tappeto su Gaza e bombarda infrastrutture elettriche, di trasporto e di approvvigionamento. Hezbollah si dichiara solidale con Hamas e con i Palestinesi. Lo stesso scenario si ripeterà qualche giorno dopo in Libano.
12 luglio. Dice il rapporto Onu : « Poco dopo essere penetrati in territorio israeliano, alcuni militanti di Hezbollah hanno attaccato una pattuglia israeliana catturando due soldati, uccidendone altri tre e facendo parecchi feriti ». Questo attacco, avvenuto attraverso la linea blu viene condannato da Kofi Annan, segretario generale dell’Onu.
Una violenta polemica oppone immediatamente il governo israeliano, per il quale i soldati « sono stati prelevati » in territorio israeliano, alle autorità libanesi secondo le quali i soldati della Tzahal « hanno inseguito i commandos di Hezbollah in territorio libanese fino a Aita Al-Shaab dove sono caduti in un’imboscata ».
Israele scatena una potente offensiva militare contro il Libano, diretta a neutralizzare Hezbollah e liberare i soldati prigionieri. Nei giorni seguenti, i bombardamenti israeliani colpiscono infrastrutture soprattutto civili, l'aeroporto di Beirut, i porti, centrali elettriche e le principali vie di collegamento terrestre con la Siria, i quartieri sciiti della periferia meridionale di Beirut e diversi villaggi nel Libano meridionale, provocando molte vittime civili. Hezbollah risponde all'offensiva israeliana con lanci di razzi contro obiettivi militari e civili nel nord di Israele, provocando vittime, civili e militari.
Tre gli obiettivi dell’operazione militare, secondo il governo israeliano :
• recuperare i soldati catturati
• far cessare il lancio di razzi sul territorio israeliano
• costringere il governo libanese ad applicare la risoluzione dell’Onu, disarmando le milizie Hezbollah
Per isolare il teatro delle operazioni lo stato maggiore della Tzahal provoca il blocco di porti e aeroporti, l’interruzione dell’autostrada Damasco-Beirut, il bombardamento sistematico dei ponti e l’attacco alle riserve di carburante per impedire l’invio dei soldati catturati verso il nord del paese o l’Iran, la fuga degli uomini di Hezbollah verso il nord e, al contrario, l’invio di riservisti e di rinforzi verso il sud.
Secondo il governo libanese queste misure sono solo « punizioni collettive immorali » imposte alla popolazione civile.
11 agosto. Dopo settimane di stallo in cui la diplomazia non riesce a giungere a una tregua tra le parti per consentire l'apertura di corridoi umanitari in favore della popolazione civile libanese, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vota all'unanimità la Risoluzione 1701. Il testo della risoluzione chiede l'immediata cessazione delle ostilità tra Israele e Hezbollah, il ritiro delle truppe israeliane dal Libano meridionale, in concomitanza con lo schierarsi nella zona delle truppe regolari libanesi e dell'UNIFIL e prevede la creazione di una zona cuscinetto "libera da ogni personale armato che non sia quello delle Nazioni Unite e delle forze armate regolari libanesi" per dodici miglia tra la frontiera israelo-libanese e il fiume Litani. La Risoluzione richiama al rispetto delle precedenti Risoluzioni 1559 del 2004 e 1680 del 2006, che richiedevano il disarmo delle milizie libanesi, compresa Hezbollah. Le ostlità cessano il 14 agosto con l’applicazione di una parte delle misure della risoluzione 1701. Da parte israeliana si contano 119 soldati e 43 civili caduti. Gli Hezbollah perdono dai 250 ai 600 miliziani. Ma sul terreno restano circa 1500 civili libanesi uccisi.
25 agosto. Il vertice dell'Unione Europea a Bruxelles stabilisce l'invio di truppe multinazionali (guidate dalla Francia, cui nel febbraio 2007 subentra l'Italia) con il compito di intraprendere ogni azione necessaria per assicurare nella loro area d'operazione il mantenimento della pace. Il compito di disarmare le milizie Hezbollah spetta alle truppe libanesi, insieme alla sorveglianza del confine con la Siria, per impedire il traffico di armi.
L’Onu, con le risoluzioni 425/426, a marzo mette in campo per la prima volta l’Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon), contingente di interposizione per la salvaguardia della pace, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele. Si tratta di 4000 uomini la cui presenza, ai confini sud del Libano, sarà protratta fino al 31 luglio 2006.
1982
Israele invade nuovamente il Libano con l’operazione Pace in
Galilea che si protrae fino al 1985, poi si ritira mantenendo però fino al 2000 una zona tampone a sud del paese. Il bilancio delle perdite è di 9797 militari e 2513 civili libanesi e di 675 soldati israeliani : nello stesso anno le truppe israeliane sono pesantemente implicate nel massacro di Sabra e Chatila.
1993
Ancora una settimana di operazioni militari israeliane in risposta a lanci di razzi e sporadici attacchi di Hezbollah determinati dall’occupazione del sud Libano, cui segue un cessate il fuoco.
1996
Si riaprono le ostilità : in risposta a 639 razzi Katiusha lanciati in territorio israeliano partono 1100 raid che spargono 25mila bombe. Uno degli episodi più sanguinosi, il bombardamento di un’installazione Onu a Cana che causò la morte di 118 civili. Si chiude con un nuovo cessate il fuoco negoziato dalla diplomazia americana che vieta attacchi in prossimità di zone abitate da civili.
2000
Durante l’amministrazione di Ehud Barak Israele si ritira totalmente dal territorio libanese. Per l’Onu le sue risoluzioni a questo punto sono rispettate, ma il Libano rivendica fattorie di Sheba'a, area agricola di 14 fattorie (attualmente amministrata come parte delle alture del Golan, annesse da Iraele nel 1981).
2000-2006
Sono tra le 2000 e le 2800 (secondo le fonti) le violazioni del territorio libanese che l’esercito israeliano ha effettuato con incursioni terrestri,
marittime e aeree (missioni di ricognizione e voli di drone). La falange armata di Hezbollah risponde con lanci di razzi.
2004
Nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la 1559, che prevede lo smantellamento di tutte le milizie armate operative nella regione e il disarmo di Hezbollah da parte dello Stato libanese che l’ha rifiutato finora per la natura di legittimo movimento di resistenza a un’occupazione straniera.
2005
Israele prevede una nuova offensiva sul Libano del sud dove Hezbollah si sta armando con preoccupazione del governo di Ariel Sharon. In maggio-giugno Hezbollah si “integra” nel governo di unità nazionale libanese. Alla fine dell’anno, dopo l’assassinio di Rafiq Hariri avvenuto in febbraio, anche le truppe siriane si ritirano dal Libano.