
Le priorità del Paese
La politica della Cooperazione italiana nel Paese si è sempre caratterizzata per la capacità di raccordarsi con le scelte programmatiche dei governi creando tra l'Ambasciata e l'Utl di Beirut e la rappresentanza politica libanese una sinergia costruttiva e propulsiva. Caduto nel gennaio scorso il governo di unità nazionale guidato da Saad Hariri - leader della coalizione moderata del 14 Marzo, costituita prevalentemente da cristiani e sunniti - si è dato vita a metà giugno al nuovo esecutivo a maggioranza Hezbollah, affidato alla guida del Primo Ministro, Najib Miqati. Si deve dunque tener conto che questo cambiamento di indirizzo politico potrebbe determinare l'identificazione di settori prioritari di intervento socio-economico e di politiche di sviluppo differenti rispetto a quelli perseguiti fino a oggi dal ministero del progresso e dello sviluppo a sostegno dei quali la Dgcs ha svolto e continua a svolgere la propria attività.
Nel settore economico per ora restano prioritari il sostegno all' agricoltura e la salvaguardia delle risorse idriche, soprattutto in funzione dell'elaborazione di politiche specifiche per combattere la povertà e ridurre il divario economico all'interno del paese, oggetto peraltro anche di buona parte degli interventi messi in atto dalla Cooperazione italiana nel Paese, con particolare attenzione rivolta alle fasce più vulnerabili - donne, anziani, minori, disabili. Si sostiene inoltre con forza la necessità di dare consistenza al partenariato tra settore pubblico, società civile e Organismi Internazionali.
Nel settore sociale obiettivi preminenti, condivisi da governo e Cooperazione, risultano la determinazione nell'affrontare sia la problematica dei "bambini di strada" sia la riduzione del 50% entro il 2015 della povertà estrema. Pare fuori schema parlare di povertà estrema in un paese come il Libano, capace di risorgere in pochi anni dalla distruzione della guerra, ma uno degli aspetti peculiari della realtà socio-economica libanese risiede proprio nella disparità profonda tra la finanza metropolitana di Beirut e le difficili condizioni di vita dei 425mila palestinesi che da più di 60 anni vivono distribuiti nei 12 campi profughi amministrati con grande impegno dall'Unrwa, United Nations Relief and Works Agency for Palestinian Refugees. Gli impegni del governo, e dunque della Cooperazione italiana, in materia di empowerment delle donne nella vita pubblica si rivolgono all'effettiva messa in atto delle Convenzioni internazionali ratificate dal Libano, tra cui quella che riguarda l'eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione e la finalizzazione dei progetti di legge in tema di protezione delle donne e dei minori contro la violenza domestica.
Altra area cui il programma di governo conferisce rilievo, e che concerne un settore nel quale la Cooperazione italiana riscuote importanti risultati, è quella legata alle iniziative in materia di decentramento amministrativo e miglioramento delle condizioni di vita nelle prigioni, allo scopo di adeguare il trattamento dei detenuti agli standard internazionali. I settori di intervento in cui il governo intende impegnarsi sono dunque molti e diversi, come molti, diversi, complessi e contraddittori sono i contesti nei quali ci si muove. Conseguentemente, le iniziative finanziate dalla Dgcs si sono sviluppate, e intendono continuare a svilupparsi, in linea con le priorità individuate dall'esecutivo, fermo restando il rispetto per le Linee guida e gli indirizzi di programmazione stabilite per il triennio 2011-2013, in linea con i principi definiti nel Piano programmatico nazionale per l'efficacia degli aiuti.
La promozione di un approccio integrato e lo stretto legame con le autorità locali, principale interlocutore nell'attivare processi di sviluppo locale, in continuo raccordo con le autorità centrali, sono le principali caratteristiche che hanno qualificato l'azione della Ambasciata e della Cooperazione italiana. L'Italia ha quindi assunto un ruolo di leader all'interno della comunità dei donatori, condizione che ha comportato, all'interno del processo di divisione del lavoro avviato in ambito europeo, la Presidenza dei coordinamenti comunitari in materia di Sviluppo Locale e Ambiente e Genere, sulla base della capacità di dialogo con tutte le componenti del mosaico libanese.