
L'impegno della Cooperazione italiana
Sin dagli anni Ottanta, la Dgcs è impegnata attivamente nel debellare la pratica delle Mutilazioni genitali femminili (Mgf) che interessa i paesi africani, soprattutto nella fascia saheliana dal Senegal al Corno d’Africa.
Ma è stato il Ministro degli Esteri Franco Frattini - in una importante Conferenza sulle donne alla Farnesina, nel settembre 2009 - a lanciare il tema della lotta alle Mgf, ricordando di essere impegnato ”per una vera e propria strategia di prevenzione del fenomeno, anche attraverso una specifica azione internazionale della Cooperazione insieme all'Unfpa (United Nations Population Fund) e all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite”. Il governo italiano, come presidente di turno del G8, ha anche promosso a New York, a margine della 64esima Assemblea Generale Onu, un primo incontro specifico con partners e agenzie delle Nazioni Unite per definire una strategia comune sulle Mutilazioni genitali femminili.
Tre le direttrici dell'azione della Cooperazione italiana, ispirata alla concezione della lotta contro le Mgf come affermazione di un preciso Diritto Umano:
- l'aspetto sanitario, inteso come prevenzione della pratica, come cura delle donne colpite e come intervento sulla salute materno-infantile;
- l'aspetto legislativo, inteso come promozione di una adeguata legislazione contra la pratica, sia nei Paesi dov'è tradizionalmente diffusa che nei Paesi di immigrazione;
- l'aspetto educativo, inteso come crescita della consapevolezza dei propri diritti e dell'empowerment femminile al riguardo.
La Conferenza internazionale di Roma (9-10 settembre 2009)
Nella Conferenza sulle donne alla Farnesina - presente il Direttore Generale della Dgcs Elisabetta Belloni - si è discusso, in modo costruttivo e fuori da schemi preconcetti, il fenomeno delle Mutilazioni genitali femminili: un fenomeno vasto e complesso che tocca ormai non soltanto i Paesi dove le Mgf costituiscono una pratica tradizionale, ma anche quelli di accoglienza. Sul tema, i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità fotografano una situazione inquietante: circa 140 milioni di bambine e di donne hanno subito una qualche forma di mutilazione. Nonostante l’informazione e l’assistenza sanitaria alle donne, esiste una convenzione sociale che fa proseguire questo fenomeno in difesa dell’onore delle figlie e della stima sociale. Posto che le mutilazioni rappresentano una grave violazione dei diritti umani delle donne e delle bambine, il loro abbandono contribuirebbe inoltre alla realizzazione di ben tre distinti Obbiettivi di Sviluppo del Millennio: l’obiettivo 3 sulla promozione dell’uguaglianza tra i sessi e l’empowerment delle donne; il 4 sulla riduzione della mortalità infantile; il 5 sul miglioramento della salute materna. Il panel ha affrontato anche la natura e la dinamica delle Mgf come norma sociale e l’introduzione del concetto dei diritti umani universali come elemento propulsore dell’abbandono di questa pratica.
Negli ultimi anni, il diretto impegno di molte donne politiche italiane ha contribuito a fare del nostro Paese uno tra i più attivi nella campagna di lotta alle mutilazioni, con imponenti programmi per sradicarle.
Le mutilazioni genitali femminili (Mgf) sono un fenomeno vasto e complesso, che include pratiche tradizionali che vanno dall'incisione alla asportazione, in parte o in tutto, dei genitali femminili esterni. Bambine, ragazze e donne che le subiscono devono fare i conti con rischi gravi e irreversibili per la loro salute, oltre a pesanti conseguenze psicologiche.
Si stima che in Africa il numero di donne che convivono con una mutilazione genitale siano tra i 100 e i 140 milioni. Dati gli attuali trend demografici, possiamo calcolare che ogni anno circa tre milioni di bambine si aggiungano a queste statistiche. Gran parte delle ragazze e delle donne che subiscono queste pratiche si trovano in 28 Paesi africani, sebbene una parte di esse viva in Asia. Sono in aumento anche casi simili in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti, soprattutto fra gli immigrati provenienti dall'Africa e dall'Asia sud-occidentale. (vedi la Mappa Unicef delle Mgf)