
L'Italia negli ultimi dieci anni ha partecipato attivamente all'impegno multilaterale per lo sviluppo, contribuendo agli impegni che hanno caratterizzato l'agenda internazionale anche rispetto alla tutela della salute. La posizione italiana sostiene un approccio olistico allo sviluppo, basato sull’armonizzazione, sul coordinamento e sull’efficacia degli aiuti, ma anche strettamente interconnesso con gli aspetti dell'approccio di medio-lungo periodo post emergenziale e della valorizzazione delle risorse umane e professionali. Primo punto di riferimento essenziale in tal direzione sono i principi ed i criteri sanciti dalla Dichiarazione del Millennio (2000), tra i quali, oltre alle personali responsabilità verso le rispettive società di appartenenza, i leaders globali hanno condiviso "una responsabilità collettiva nell’affermare i principi della dignità umana, dell’uguaglianza e dell’equità a livello globale".
Per far fronte a quest'impegno e rispondere all'appello dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i G8 a Genova l'anno successivo (2001) lanciano un nuovo Fondo Globale per combattere lo Hiv/Aids, la malaria e la tubercolosi: una partnership pubblico-privata che si fa promotrice di un approccio integrato che privilegia la prevenzione in un insieme continuo di trattamento e cura. L'impegno dei Paesi in via di sviluppo nella definizione delle finalità e nella gestione del Fondo è essenziale per garantire loro la gestione autonoma ("ownership") del programma e per assicurare il loro impegno ad ottenere risultati. L'affidabilità dei sistemi sanitari nazionali continua ad essere un parametro chiave per un'efficace erogazione di prevenzione, trattamento e cura, e per migliorare l'accesso ai servizi sanitari ed al materiale sanitario essenziale, senza alcuna discriminazione. Una risposta efficace all' Hiv/Aids e alle altre malattie, sottolineano i G8, richiede un'azione a tutto campo nella società, al di là del settore sanitario.
Con la Dichiarazione di Parigi del marzo 2005 il problema dell'"efficacia della cooperazione allo sviluppo" è stato posto al centro della cooperazione allo sviluppo internazionale. A Parigi i Paesi dell'Ocse hanno concordato 12 indicatori di progresso e 21 obiettivi. Alla base della Dichiarazione troviamo il convincimento che non si riduce la
povertà senza miglioramenti nella qualità degli aiuti internazionali. La novità è che, per la prima volta, abbiamo un documento che raggruppa - in un’ottica rivolta al miglioramento dei processi decisionali ed attuattivi - tanto i Paesi donatori e le Istituzioni internazionali coinvolte, quanto i Paesi beneficiari.
Ad Accra, in Ghana, nel 2008 i Paesi donatori hanno tenuto nel 2008 il terzo Forum di alto livello sull'efficacia della cooperazione allo sviluppo, per fare il punto sui progressi realizzati dall'adozione della Dichiarazione di Parigi. Il Forum constata che "molti Paesi in sviluppo hanno migliorato la gestione dei fondi pubblici. I donatori, dal canto loro, continuano a migliorare il coordinamento a livello dei Paesi. Il ritmo di progressione è tuttavia troppo lento. In mancanza di nuove riforme e di azioni più rapide, noi (firmatari della Dichiarazione di Parigi) non riusciremo a onorare entro il 2010 gli impegni che abbiamo preso né a raggiungere gli obiettivi che ci siano prefissati riguardo al miglioramento della qualità dell'aiuto allo sviluppo". L'Italia si è impegnata a ricercare con altre parti interessate i mezzi per misurare meglio il grado di autoresponsabilità ("ownership"), vale a dire la partecipazione dei parlamenti, dei governi locali e delle organizzazioni della società civile nel processo nazionale di decisione e di gestione degli affari pubblici.
Al Quarto Forum tenutosi a Busan (2011), la salute è stata menzionata come l'ambito in cui l'efficacia degli aiuti ha compiuto tra i migliori progressi. L'evento parallelo, "Strengthening Accountability for Results at Country Level: What Have We Learned from health?", ha messo in luce il ruolo dell'International Partnership for Health e della Commissione appropriatezza, sottolineando il ruolo dei parlamenti nazionali e della società civile nell'aver accompagnato con successo questo processo.
Dal 2000, anno in cui è stata lanciata la Dichiarazione del Millennio, ad oggi l'assistenza allo sviluppo totale dedicata alla salute è più che raddoppiata. Il numero delle iniziative globali volte ad affrontare le priorità sanitarie specifiche è aumentato. Per amplificare tutti gli sforzi multilaterali per la qualificazione di questi aiuti, a settembre 2007 è stata lanciata la International health partnership (Ihp+): un gruppo di partner che condividono un interesse comune nel migliorare i servizi sanitari e gli esiti di salute, mettendo Parigi e principi di Accra sull'efficacia degli aiuti in pratica. Ihp+ è aperta a tutti i governi dei Paesi in via di sviluppo e sviluppati, e le agenzie e le organizzazioni della società civile coinvolte nel miglioramento della salute che sono disposti a sottoscrivere gli impegni del Global Compact Ihp+. Ihp+ attualmente conta 52 membri.
Le azioni destinate ai Paesi in via di sviluppo sono:
- Risultati migliori attraverso un migliore utilizzo dei fondi esistenti;
- Una maggiore armonizzazione e allineamento degli aiuti per ridurre i costi di frammentazione e di transazione;
- Migliore coordinamento tra i governi dei Paesi partner per lo sviluppo
- Un rafforzamento della responsabilità reciproca e della trasparenza, coinvolgendo progressivamente tutte le parti interessate nella pianificazione a livello nazionale e nei processi di monitoraggio
- Finanziamento a lungo termine prevedibile per il rafforzamento dei sistemi sanitari
- Rafforzamento dei Governi nella leadership del settore.
Ihp+ incoraggia un maggiore sostegno per un piano sanitario nazionale attraverso:
- Il sostegno ai processi di pianificazione nazionale del settore;
- La creazione di una maggiore fiducia nei Piani nazionali, incoraggiando una valutazione congiunta dei loro punti di forza e di debolezza
- Modalità più unificate per il supporto ai piani, con lo sviluppo o il rafforzamento di Accordi-Paese
- Un quadro dei risultati di monitoraggio che individuino i progressi nell'attuazione dei Piani e degli accordi
- Una maggiore responsabilità reciproca monitorando i progressi compiuti a fronte degli impegni assunti.
La Global Health Workforce Alliance
ha convocato per la prima volta un Global Forum sulle risorse umane per la salute dal 2 al 7 marzo 2008. Oltre 1.500 partecipanti si sono riuniti a Kampala, in Uganda, per condividere le esperienze di ciò che funziona e non nella risposta alla crisi del personale sanitario e per costruire reti, consenso e capacità condivise. L'Agenda di Azione che ne è scaturita prevede la formazione di partenariati a livello globale, regionale, nazionale e globale tra diversi attori e costituencies. Questi partenariati mirano a dare corpo a sei strategie fondamentali e interconnesse per far fronte alla crisi del personale sanitario, a partire dalla necessità di sostenere politicamente e finanziariamente il nuovo obiettivo globale che prevede, entro il 2015, la formazione, assunzione e gestione di almeno 3,5 milioni di nuovi operatori sanitari nei Paesi che fronteggiano una crisi del personale sanitario. Le risorse umane, infatti, rappresentano il cardine di ogni sistema sanitario e la mancanza di personale qualificato è riconosciuta dalla comunità internazionale come uno dei principali ostacoli al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio relativi alla salute.