
Gli otto attori professionisti del Teatro Nazionale Palestinese, insieme con trenta giovani allievi - tra aspiranti artisti e tecnici della scena - sono stati guidati in questa esperienza da Paolini e dal regista italiano Gabriele Vacis. “Following the footsteps of Hamlet” (Sui passi di Amleto) è stato presentato in Italia per la Biennale di Venezia 2008, dopo aver toccato le principali città dei Territori Palestinesi (Hebron, Gerico, Ramallah, Betlemme).
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Fotografie di Marina Cocco
E’ il primo paradosso. Volando sul Mediterraneo si capiscono un sacco di paradossi: cioè, si impara a trovarli ovvii. Gli attori del Teatro nazionale palestinese sono seri, solidi, abituati a conquistarsi ogni cosa con fatica. Pensavo che mi avrebbero proposto di lavorare su un autore dalle certezze salde: uno di quelli che sanno da che parte sta la verità: uno come Brecht o Dario Fo. Invece no. Quando chiedo su cosa vorrebbero lavorare mi dicono: Shakespeare, Amleto. Amleto è la storia di un Eletto, di un guerriero di Dio. Prima pieno di dubbi, dopo aver parlato con lo spettro del padre e dopo aver ascoltato la confessione di Claudio, si convince di possedere la verità e in nome di quella verità compie una carneficina. La storia di Amleto è sovrapponibile ad una serie di storie che si vivono oggi in Palestina. Per cui tanta gente è convinta di avere la verità, ma molti altri si chiedono: cosa diavolo possiamo fare? Svuotato e poi riempito di nuovo, il testo va oggi in scena quasi integralmente: la lingua di Shakespeare tradotta in arabo classico ha avvinto i giovani attori. C’è un unico significativo intervento della regia sulla tragedia originale. In questa versione arabo-palestinese, re Claudio non morirà: «La punizione più grande per lui è quella di rimanere in vita - dichiara Kamel El Basha - In questo modo può fare da specchio critico agli spettatori, indurre con la sua sola angosciata presenza a prolungare in chi guarda le domande sulla vendetta, la guerra e la pace».
L’Amleto quindi come fonte di ispirazione e punto di partenza per raccontare il drammatico vissuto dei giovani palestinesi: partiamo da Amleto perché contiene elementi come la vendetta, il rapporto col padre, le difficoltà degli adolescenti. Il testo di Shakespeare è stata arricchito con spaccati di vita vissuta, con racconti drammatici dei giovani palestinesi, che come tutti gli adolescenti vorrebbero una vita normale e invece devono confrontarsi con i fucili ai checkpoints, i divieti dei padri e i lutti precoci. Per il saggio preparatorio ognuno ha raccontato una storia, spesso purtroppo autobiografica. Storie che ti fanno chiedere: e adesso? E quando glielo chiedi: e adesso, cosa vuoi fare? Ti rispondono sempre: non so, con un’aria aggressiva e rassegnata insieme, paradossale, che non ho visto da nessun’altra parte del mondo. Ho sentito e visto cose che ragazzi francesi, italiani, canadesi e tedeschi non possono neanche immaginare; insomma ho visto di tutto, eppure sono posti meravigliosi, pieni di storia e di fascino. L’uomo, invece, ne ha fatto una rovina. (Gabriele Vacis)