
Breve storia
L’attività della Cooperazione italiana in Eritrea, iniziata nel 1992, vive uno dei suoi momenti più importanti già nel 1993, quando contribuisce finanziariamente all’organizzazione del referendum sull'indipendenza. Ma è nello stesso anno che l’Italia si distingue come maggiore donatore mondiale nell’ambito del programma di ricostruzione coordinato dalla Banca Mondiale, mirato non solo alla riabilitazione dell'apparato produttivo e delle infrastrutture, ma anche del sistema sociale eritreo.
Archiviata l’emergenza e la ricostruzione, nel 1996 il Governo italiano punta allo sviluppo: si investe nelle infrastrutture necessarie, dai porti all’energia, e nei servizi sociali indispensabili come acqua e sanità. Si pone attenzione al problema della tutela dei minori e si promuove il decentramento amministrativo. Si dà infine il via a iniziative volte ai settori della formazione, dello sviluppo della piccola e media impresa. Nel 2000 le priorità d'intervento vengono ridefinite dalle conseguenze disastrose che il conflitto con l’Etiopia lascia soprattutto sul campo economico e sociale del paese: si finanziano infatti attività di riabilitazione post-bellica e iniziative d’emergenza. Nel 2004 si svolge un’accurata ricognizione delle attività in corso e si individuano tre priorità su cui orientare i futuri interventi di cooperazione: assistenza umanitaria, sanità e acqua, istruzione. A partire dal 2008 l’attività della cooperazione con l’Eritrea viene valutata alla luce dell’evoluzione politica locale, di concerto con gli altri donatori. Il 2010 è caratterizzato dalla riattivazione dei negoziati per un credito d’aiuto del valore di 37 milioni di euro, congelato nel 2006. Intanto le linee guida 2010-2013 garantiscono la continuità dei programmi già avviati attraverso le consuete attività di supervisione, gestione, valutazione e monitoraggio dei programmi in corso e anche l’avvio di alcune nuove iniziative.
Attualmente l'Utl è "congelata", ma l'attività di Cooperazione viene seguita attraverso un ufficio direttamente in appoggio all'Ambasciata.
Contesto economico sociale
La mancata realizzazione delle decisioni prese dall’Ethiopia-Eritrea Boundary Commission nel 2002 rispetto alla questione irrisolta del confine, producendo tensione tra i due paesi, ha portato nel corso degli anni a un rallentamento della crescita economica imputabile sostanzialmente alla distrazione di risorse finanziarie. Dal 2010 la situazione risulta essersi appesantita a seguito all’entrata in funzione del Gruppo di monitoraggio per la Somalia e l’Eritrea - istituito dal Comitato sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu - il cui compito si allarga anche alla diatriba confinaria in atto con Gibuti, il che rende la questione ancora più intricata e si riverbera in una politica estera più isolazionista e in una progressiva chiusura dell’ economia. La disputa di confine ha avuto infatti un impatto fondamentale sia nel ridotto flusso di investimenti esteri privati, sia nel trend decrescente degli scambi internazionali inducendo i donatori a ridurre in maniera progressiva il flusso di denaro destinato ai programmi di cooperazione. L'Eritrea è dunque tra i cinque paesi dell’Africa subsahariana che tra il 2008 e il 2010 hanno segnato un record negativo del meno 10%, anche se la proiezione per il 2011 vede un’inversione di tendenza e il ritorno alla crescita. Tre fattori hanno inciso in modo particolarmente negativo:
Al Pil contribuiscono i servizi per il 61%, l’agricoltura per il 23 e l’industria per il 15. Il tasso d’inflazione è elevato e in continuo incremento. Secondo i dati dell’Undp su una popolazione di 5.2 milioni di abitanti circa, il 66% è in condizione di denutrizione, la mortalità infantile sotto i cinque anni è di 58 su mille e l’aspettativa di vita è di 60 anni. In questo contesto di scarso dinamismo economico anche gli aiuti allo sviluppo della comunità internazionale faticano a essere assorbiti con la necessaria efficacia.
Il Prsp/Poverty Reduction Strategy Paper, documento del 2004 che analizza lo stato di sviluppo della popolazione e dei servizi pubblici, individua gli elementi critici del processo di crescita del paese ed elabora le misure più idonee a ridurre la povertà, continua a essere il quadro di riferimento generale dei donatori internazionali, ma non è mai entrato in vigore ufficialmente.
Il Food Security Strategy Paper è invece un documento in vigore dal 2004 e detta le linee guida per lo sviluppo economico delle aree rurali con l’obiettivo di garantire alla popolazione una quantità di cibo sufficiente con apporto nutrizionale appropriato attraverso uno specifico piano per lo sviluppo del settore agricolo reintegrato dall’Agricultural Infrastructure Development Programme 2010-2012.
Non viene invece proposta una strategia di sviluppo sanitario di dimensione nazionale, nonostante il Ministero della Salute resti la controparte governativa più sensibile e ricettiva in materia di cooperazione: i dati a disposizione risalgono infatti al 2002, data di pubblicazione dell’ultimo Demographic Health Survey in cui si fotografa la situazione sanitaria della popolazione e il livello di accesso ai servizi sanitari.