
La Cooperazione ha iniziato a operare in Pakistan circa 30 anni fa contribuendo in modo significativo alla stabilizzazione e alla sicurezza del contesto regionale. L’aiuto allo sviluppo a favore del Pakistan si è espresso soprattutto in riferimento al flusso di rifugiati afgani obbligati al rientro nei territori d’origine, ai settori dell’agricoltura e della sanità e impegnandosi per la parziale cancellazione del debito creato dal credito d’aiuto. La Dgcs ha promosso inoltre numerose iniziative che vanno dall’erogazione di aiuti umanitari durante le emergenze - valga ad esempio il terremoto che nel 2005 colpì il paese - a programmi per l’uso ottimizzato delle risorse ambientali nel rispetto del patrimonio ambientale, per il supporto alle piccole e medie imprese e per il miglioramento della produzione dell’olio di oliva. L'Utl dal 2011 non ha più una sua attività autonoma, pur avendo seguito i progetti in corso attraverso l'Ambasciata: si prevede tuttavia una ripresa al più presto.
Contesto economico - sociale
Il percorso del Pakistan verso la democrazia è lungo e difficile. Nel 1947 ottenne l’indipendenza dall’India alla quale seguirono una lunga disputa per il Kashmir e l’alternanza tra dittatura militare e democrazia. Oggi ci sono ancora focolai di instabilità dovuti alla presenza dei talebani nel paese che il governo pakistano cerca di reprimere. Sul terreno economico si rilevano dati sconfortanti sulla condizione di vita nel paese: in base all’Indice di sviluppo umano (2006) il Pakistan si colloca 136° posto su 177 paesi, mentre in base alle stime dell’Indice di povertà umana (2005), il Pakistan si trova al 77° posto su 108 paesi in via di sviluppo.
Il Pakistan inoltre è il sesto paese più popoloso al mondo con ritmi di crescita demografica molto sostenuti: 1.947% al 2009. (Fonte: Cia, World factbook). Una scarsa spesa sociale da parte dello Stato e un’iniqua distribuzione del reddito rendono la povertà ineliminabile e non aiutano il progresso del paese, specie nelle aree più depresse.
Sono giunti alla metà di giugno con un volo umanitario della Direzione Generale per la Cooperazione italiana allo Sviluppo gli aiuti - consistenti in tende, generatori elettrici, coperte, set da cucina, contenitori e depuratori per l’acqua, materiale per l’igiene personale e beni di prima necessità - che l'Ong Intersos ha distribuito nei distretti di Mardan e Sawabi: gli operatori umanitari avevano il compito di assistere sul campo gli sfollati fuggiti dalla battaglia tra governo pakistano e talebani nella Valle dello Swat, per ripristinare la sovranità sulla regione.
Da metà maggio 2009 gli scontri tra miliziani filo-talebani e esercito pakistano nella regione nord-occidentale del Pakistan hanno subito una violenta accellerazione. Il risultato sono stati oltre due milioni di sfollati: si tratta del più imponente spostamento di massa sin dalla nascita del Paese. Dei due milioni di persone stimate nei distretti di Mardan e Swabi, i bambini sono oltre il 60% , mentre gli anziani rappresentano il 20%.
A una settimana dall'invio degli aiuti soltanto il 15% della popolazione in fuga aveva trovato ospitalità in uno dei 28 campi di accoglienza allestiti dalle autorità locali e dalle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite, Alto Commissariato per i Rifugiati (Unhcr) e Unicef in testa. L’altro 85 per cento degli sfollati viveva al di fuori dei campi d’accoglienza, già sovraffollati da settimane in condizioni igieniche e di vita quotidiana in via di rapido deterioramento. Migliaia di persone hanno trovato riparo in scuole e altri edifici pubblici, o in altri insediamenti e accampamenti spontanei sparsi sul territorio, talvolta difficilmente raggiungibili.
Il National Database Registration Authority, l’autorità pakistana che monitora il flusso della popolazione, continua a lavorare al controllo delle registrazioni e si conta possa stabilire stime aggiornate.
Tra gli interventi della Cooperazione in Pakistan, il terremoto del 2005 - grado 7.6 della scala Richter - ha segnato un momento molto significativo, data la gravità degli effetti sull’area. La Dgcs è intervenuta con numerose iniziative, per un totale di 1.3 milioni di euro, per dare sostegno alla popolazione, per permettere il rientro nei villaggi abbandonati in seguito al sisma, adoperandosi nella ricostruzione delle infrastrutture, ripristinando servizi educativi come nel caso del college di Bagh, andato completamente distrutto, fornendo assistenza sanitaria e cibo nelle zone di Tehsil, di Balakot e nel distretto di Bagh, regione del Kashmir.