
Breve storia
Il Sudan è il più esteso dei Paesi africani e la sua collocazione geografica, compresa tra il nord e il centro del continente con confini che lo dividono da altri nove Paesi, contribuisce alla grande complessità di presenze etniche, culturali, religiose cui fanno da contraltare grandi risorse. Realtà che ha condizionato la storia recente del Paese, dalla sua indipendenza ottenuta nel 1956 a oggi, caratterizzata da gravi conflitti tra nord e sud, cui nel 2003 si è aggiunto il conflitto, con conseguente catastrofe umanitaria in Darfur, concluso da un accordo di pace nel 2006. Ostacolo principale allo sviluppo del Paese, pur dinamico e in crescita economica, l’instabilità politica cui dovrebbe porre fine il Cpa/Comprehensive Peace Agreement, firmato dai contendenti nel 2005, dopo 22 anni di guerra, due milioni di morti e quattro milioni di profughi. Atto rispetto alle cui negoziazioni l’Italia ha rivestito un ruolo importante come cofirmataria e sostenitrice dell’Igad/ Inter Governmental Authorty on Development - Autorita’ intergovernativa per lo sviluppo del processo di pace. In ottemperanza a una delle clausole più importanti dell’accordo di pace, si è tenuto nel gennaio 2011 il referendum che ha sancito l’indipendenza del Sud. A far tempo dalla stessa data la Cooperazione italiana, oltre a fornire come in passato forte sostegno al processo pace, apre una prospettiva di maggiore impegno sulla riduzione della povertà e sull’incentivazione di uno sviluppo economico diversificato.
Attraverso l’Utl di Khartoum e l’ufficio decentrato di Juba, la Dgcs sostiene programmi per far fronte alle principali crisi umanitarie, per promuovere un miglioramento degli standard di vita e dei mezzi di sussistenza e per favorire la stabilità politico-sociale. Insieme ai partner sudanesi infatti la Cooperazione Italiana delinea strategie di intervento basate su analisi di settore che verificano i bisogni di base della popolazione e, dopo aver identificato aree geografiche e meccanismi di implementazione, con la comunità dei donatori e le Organizzazioni internazionali mette a punto una strategia sinergica basata su risorse concentrate verso settori prioritari e progetti mirati a promuovere il superamento della fase emergenziale, la stabilità, lo sviluppo. Settori prioritari sono:
istruzione, sanità pubblica, sviluppo rurale, sviluppo urbano.
I programmi finanziati dalla Cooperazione Italiana, sono in corso di attuazione sia sul territorio nazionale sia in specifiche aree geografiche, identificate come prioritarie. In Sudan l’Italia è impegnata sia a sostenere gli accordi di pace tra il nord e il sud del paese sottoscritti a Oslo nel 2005, sia a partecipare agli sforzi per la pacificazione del Darfur. La Cooperazione italiana continuerà a fare prevalente uso dello strumento multilaterale rispondendo agli appelli consolidati delle Nazioni Unite.
Contesto economico sociale
Si stima che il Sudan sia abitato da circa 45 milioni di persone, la cui età media è di 18.5 anni essendo oltre il 42% minore di 15 anni. L’incremento demografico è pari quasi a 2.5, ma la mortalità infantile raggiunge i 68 decessi su mille bambini e l’aspettativa di vita supera a mala pena i 55 anni. La popolazione urbana si attesta sul 40% del totale, 5 milioni dei quali vivono a Khartoum, la capitale, e secondo stime ferme al 2009 erano 260mila i portatori di Hiv/Aids. Gli analfabeti rasentano il 39% , ma se per i maschi il dato è del 28%, per le donne si supera il 50. La disoccupazione registra un 18.7%, ma la stima risale al 2002. Dal 1997, il Sudan ha lavorato con il Fmi per attuare le riforme macroeconomiche tra cui una fluttuazione controllata del tasso di cambio e una consistente riserva di valuta estera. Nel 2007 con l’introduzione di una nuova moneta, la sterlina sudanese, il Sudan ha lanciato un piano quinquennale di sviluppo all'interno di una strategia della durata di 25 anni (2007-2031). Il piano quinquennale (2007-2011) mira a ridurre la povertà e raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio. Alla fine del 1999 il Sudan ha cominciato a esportare petrolio greggio che, con l’aumento della produzione, i prezzi elevati e importanti investimenti esteri diretti, fino alla seconda metà del 2008 ha rappresentato il suo boom economico, consentendo che il Pil crescesse addirittura di cinque volte.
La struttura dell'economia sudanese si è spostata nel tempo, da prevalentemente dipendente da agricoltura e esportazioni, all’attuale dipendenza dal settore petrolifero che rappresenta un vero e proprio cambiamento strutturale nell'economia del Paese. Ma le conseguenze di due decenni di guerra civile nel sud, il conflitto nel Darfur, la mancanza di infrastrutture di base nelle aree di grandi dimensioni e il ripiegarsi su agricoltura di sussistenza ha spinto gran parte della popolazione al di sotto della soglia di povertà, nonostante il reddito pro capite dal 2004 al 2009 sia raddoppiato. La distribuzione del reddito riflette però le disparità e lo squilibrio di crescita tra le regioni. Il Pil reale è aumentato del 5,2% nel corso del 2010, in netto miglioramento sul 4,2% del 2009, ma notevolmente inferiore al 10% annuale ottenuto prima della crisi finanziaria mondiale. Mentre il settore del petrolio continua a guidare la crescita, servizi e utilities svolgono un ruolo significativo nell'economia agricola con una produzione residua che impiega l'80% della forza lavoro e contribuisce per un terzo al Pil.
Gli Mdtf/Multi donor trust funds sono il mezzo che i donatori si sono dati per coordinare le esigenze di ricostruzione e sviluppo sia del nord sia del sud Sudan: finanziati dai paesi donatori e gestiti da due segretariati tecnici, uno a Khartoum e l’altro a Juba, forniscono finanziamenti ai progetti prioritari e ai programmi mirati alla pace, alla riduzione della povertà, all’aumento del reddito e a migliorare lo sviluppo umano e di governance. La ricostruzione del Sudan è una sfida straordinaria: varie parti del paese sono state devastate da decenni di conflitti, dalla distruzione di risorse fisiche e umane e dall'erosione delle istituzioni e del capitale sociale. L’accordo di pace globale del gennaio 2005 ha aperto la strada per il recupero del paese e la ricostruzione da parte dei donatori, che nel corso della Conferenza svoltasi a Oslo, in Norvegia, nell’aprile 2005, si sono impegnati per oltre 500 milioni di dollari per i due fondi fiduciari multilaterali, uno destinato al nord e uno al sud del Paese, entrambi amministrati dalla Banca mondiale. I donatori includono i Paesi Bassi, Norvegia, Regno Unito, Commissione europea, Svezia, Germania, Danimarca, Finlandia, Italia, Islanda, Grecia, Canada, Spagna ed Egitto. I fondi fiduciari sono amministrati dalla Banca Mondiale, che ha dato un contributo di 10 milioni di dollari, in collaborazione con i partner delle Nazioni Unite, i donatori, la società civile, e i governi. La sfida della ricostruzione ha sollecitato una risposta senza precedenti da parte della comunità internazionale, sia in termini di finanziamenti sia in termini di coordinamento. Per l’utilizzo dei fondi, una Jam/Joint Assessment Mission , coordinata da entrambi i governi - governo di Unità nazionale e governo del Sud Sudan - con il sostegno di Banca Mondiale e Nazioni Unite - valutando i bisogni del Paese nel corso di un periodo di sei anni, dopo la firma dell'accordo di pace, ha messo a punto un "Quadro per una pace duratura, lo sviluppo e lo sradicamento della povertà".