
Le emergenze
Gli sfollati sono tra i gruppi più vulnerabili della popolazione somala, che continua a essere una tra le comunità internamente sfollate più numerose al mondo: 1,4 milioni di persone secondo le stime più recenti delle Nazioni Unite, di cui l’88% a causa del conflitto in corso. Solo nei primi mesi del 2010, nelle regioni centro meridionali, circa 168 mila persone hanno dovuto allontanarsi da casa a causa dei ripetuti combattimenti tra forze governative e opposizione armata. La maggior concentrazione si trova nel corridoio tra Mogadiscio e Afgoi, dove l'Unhcr calcola vivano 409mila persone senza accesso all’acqua potabile, senza riparo e servizi di base, privi di mezzi di sostentamento e di sicurezza e dove il tasso di malnutrizione infantile è tra i più alti al mondo, con 1 bambino ogni 5 malnutrito. Le attività di emergenza costituiscono dunque un pilastro della Cooperazione Italiana in Somalia e hanno permesso di rispondere, unitamente agli altri donatori, alle ricorrenti crisi umanitarie che colpiscono il Paese. Nel 2010 l’Italia ha finanziato progetti per un totale di 3 milioni di euro per il rifornimento idrico e l’igiene, le abitazioni e i generi di prima necessità, l’alimentazione, la salute e l’istruzione per gli sfollati e le comunità ospitanti nel corridoio umanitario di Afgoi, nelle regioni meridionali del basso e medio Scebeli e nelle regioni centrali di Mudug, Galgadud e Hiran, dove a partire da gennaio 2011 è prevista la realizzazione di altre iniziative per un finanziamento complessivo di 2 milioni di euro. Alcune iniziative sono state attuate direttamente dall’Ambasciata d’Italia a Nairobi, mentre la maggior parte dei progetti sono stati realizzati da sette Ong italiane.
Gli sfollati in Puntland
La Cooperazione Italiana sta finanziando un programma del valore complessivo di 1.4 milioni di euro attraverso l’Unhcr e 4 Ong partner (Grt, Intersos, Bwdn, Sard), con l’obiettivo di realizzare microprogetti generatori di reddito – attraverso il taglio e il cucito, lavori di falegnameria e carpenteria e la formazione informatica - per il miglioramento dei livelli di sussistenza nel centro sud e in Puntland. Innalzare i livelli di sostentamento nei campi, significa proteggere le famiglie sfollate da attacchi e violenze esterne. Si pensi, ad esempio, alla raccolta di legna che espone i minori al rischio di violenze e rapimenti o al reclutamento da parte dei gruppi in combattimento. I beneficiari diretti sono circa 3.460, ma raggiungeranno i 100mila se si considerano le persone coinvolte dalle campagne di sensibilizzazione.
Tra gli altri, la Dgcs finanzia anche un progetto di salute mentale, gestito da Unhcr e realizzato da Grt, presso l’ospedale di Bosaso, per fornire sostegno psicologico alle vittime di violenze e abusi, che include iniziative generanti reddito a favore dei gruppi marginalizzati di sfollati e della comunità ospitante. Le donne nel nord-est del Paese sono vittime di una vasta gamma di violenze di genere e prima che si realizzasse il progetto nessun meccanismo di riferimento era disponibile né a Bosaso, né a Galkaio e la sensibilizzazione sui diritti delle donne era molto scarsa.
Lotta alla malnutrizione cronica
Il Mae sta finanziando con 1.4 milioni di euro il programma nutrizionale che Unicef svolge nella parte centro-meridionale del Paese. Da una parte, il progetto mira a migliorare la risposta umanitaria nei casi di malnutrizione acuta attraverso la distribuzione di micro-nutrienti e terapie intensive a 23 mila bambini; dall’altra a produrre materiale didattico sulle cure nutrizionali per il personale sanitario, in collaborazione con i centri Unicef.
Accesso all’acqua pulita
L’Italia contribuisce con 1.6 milioni di euro al programma Wash di Unicef, mirato a fornire acqua potabile e latrine alle comunità. L’iniziativa sta migliorando l’accesso all’acqua per 60mila sfollati, attraverso la costruzione di 4 pozzi e 3 sistemi solari nella regione del Mudug, e la costruzione di latrine nel corridoio di Afgoi e nelle zone limitrofe. In parallelo, sono previste campagne di educazione all’igiene e misure per la gestione dei rifiuti.
ll ritorno a scuola
La Somalia è stata dichiarata nell’ultimo rapporto Unicef il posto peggiore del mondo per andare a scuola. Il conflitto, i disordini civili e la fragilità delle istituzioni hanno avuto un effetto catastrofico sull’istruzione. I dati più recenti stimano che solo il 10% dei bambini sono iscritti alla scuola primaria. Attraverso progetti realizzati da Unicef e Ong internazionali e locali, la Cooperazione italiana cerca di promuovere l’accesso all’istruzione primaria e la formazione tecnica e professionale, inclusa la fornitura di locali scolastici nei campi profughi, materiali per la
formazione degli insegnanti e manuali didattici. Accanto a queste attività la Dgcs si impegna perché le scuole ricevano acqua, servizi sanitari, istruzione all’igiene, assistenza sanitaria e conoscenze pratiche, in modo da creare ambienti compatibili, dove anche le bambine siano sostenute e incoraggiate a imparare.
Finora il progetto ha fornito l’installazione di 41 scuole-tenda, la stampa dei libri di testo e le attrezzature scolastiche per i bambini sfollati nel corridoio di Afgoi e nelle regioni di Galgadud, Bay, Basso e Medio Scebeli. Nella città di Beletweyne, nella regione centrale di Hiran, i fondi d’emergenza sono stati investiti per la ricostruzione della scuola e oggi, secondo residenti e funzionari, la città ha registrato un marcato aumento degli alunni. In questo quadro la Dgcs sostiene soprattutto i programmi che promuovono la frequenza scolastica delle bambine e delle giovani donne, spesso ostacolate dalle barriere culturali fortemente presenti nella società somala, e favorisce la formazione di insegnanti donne e la loro inclusione nella didattica a tutti i livelli. E i progressi compiuti nel corso degli ultimi dieci anni parlano di iscrizioni femminili nelle scuole elementari triplicate. Ma la strada resta ancora molto lunga: ad oggi, solo una bambina su quattro riceve un insegnamento primario.
Tra novembre e dicembre 2010 l’Italia ha donato all’ospedale Medina medicinali e attrezzature sanitarie per un valore di circa 72mila euro, rispondendo concretamente all’impegno di alleviare la precaria condizione sanitaria della capitale somala. Un altro carico di farmaci partirà a breve per l’ospedale Benadir. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha fornito il supporto logistico trasportando il materiale per i due ospedali dal Kenya alla Somalia.