
Amref porta l'acqua
L’Amref (Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca) opera
in 22 Paesi dell’Africa subsahariana: dal 1998 al 2005 ha costruito:
• in Kenya 1.739 pozzi di superficie e 2 trivellati, 5 acquedotti;
• in Uganda 393 pozzi di superficie e 8 trivellati e ha protetto 153 sorgenti;
• in Tanzania 180 pozzi di superficie e 16 trivellati.
Gli acquedotti e i pozzi costruiti o riabilitati da Amref sono state le uniche fonti idriche disponibili per le comunità della zona.
Per un’Africa liberata dalla sete
Dieci, quindici chilometri per raggiungere una buca nel terreno o un fiumiciattolo fangoso, ore di cammino sotto il sole ardente per riempire d’acqua sporca una tanica che servirà ai bisogni di tutta la famiglia. Al ritorno, sarà il momento di prendersi cura della casa e dei bambini, lasciati soli sin dall’alba, e di pensare al cibo... ma non c’è molto da mangiare: la ricerca dell’acqua, infatti, toglie il tempo per lavorare. Si scandisce così la giornata di molte donne nell’Africa subsahariana, dove l’accesso all’acqua pulita è negato ad oltre il 50% della popolazione, percentuale che cresce nelle zone più aride.L’esperienza di un’organizzazione sanitaria come Amref, inoltre, conferma che dal mancato accesso all’acqua pulita dipende, direttamente o indirettamente, l’80% delle malattie che colpiscono la popolazione. La malaria, che da sola uccide quasi 3mila bambini africani ogni giorno, e poi tifo, colera, diarrea, schistosomiasi, sono i principali ostacoli allo sviluppo del continente. Una realtà inaccettabile, se pensiamo che spesso basterebbe poco per aggirare questi ostacoli: la cecità da tracoma che colpisce moltissimi bambini, ad esempio, sarebbe facilmente evitabile se solo si consolidasse l’abitudine di lavarsi il viso ogni giorno con acqua pulita. Acqua, dunque, è salute, è economia familiare, è istruzione, è sviluppo: sono significati e valenze impensabili per chi, come noi, vive pensando all’acqua come risorsa illimitata e sempre disponibile. Anche l’impatto a livello macreconomico è devastante: la crisi idrica e igienico-sanitaria dissipa ogni anno il 5% del Pil dell’Africa subsahariana, una cifra di gran lunga superiore a quanto la regione riceve in aiuti.
I progetti idrici sviluppati da Amref in Kenya nei distretti di Kajiado, Kitui, Makueni, Malindi, Kilifi e Kaloleni, e in Tanzania nel distretto di Mkuranga, si fondano interamente su un approccio integrato e partecipativo. Le fonti d’acqua sono il punto di partenza: non solo vengono utilizzate per garantire acqua sufficiente e sicura per un uso domestico, ma anche per la produzione di cibo e la coltivazione di orti; le comunità sono incoraggiate a piantare colture compatibili con la natura del suolo, tenendo conto delle condizioni di siccità del territorio, ad adottare sane abitudini alimentari e a migliorare il livello di vita attraverso attività generatrici di reddito.
Gli interventi prevedono:
• la costruzione o riabilitazione di pozzi;
• la creazione e la protezione di sorgenti;
• la costruzione di acquedotti e di punti di distribuzione lungo gli acquedotti;
• la creazione di bacini di raccolta dell’acqua.
Fin dalle fasi iniziali del progetto la comunità è attivamente coinvolta, non solo nell’individuazione delle zone più adatte alla creazione di nuovi pozzi o sorgenti, ma anche nei lavori di scavatura necessari: oltre a contribuire a rafforzare il senso di proprietà da parte delle comunità coinvolte, si calcola che il contributo comunitario comporti mediamente una riduzione dei costi di circa il 25%.
Per favorire la diffusione di pratiche igienico-sanitarie corrette e prevenire la diffusione di malattie legate all’acqua, parallelamente alla costruzione di punti di accesso all’acqua, Amref provvede a:
• formare membri comunitari sulle norme igienico-sanitarie;
• promuovere corsi di educazione sanitaria nelle comunità e nelle scuole;
• costruire servizi igienici e latrine in prossimità delle fonti d’acqua.
La strategia seguita si basa sull’individuazione di mobilizzatori comunitari in grado di coinvolgere la comunità nei programmi sanitari. Lo staff di Amref provvede a sviluppare materiale informativo sulla prevenzione sanitaria e realizza i corsi finalizzati alla promozione di corrette pratiche igieniche.
All’interno della comunità si individuano i membri che hanno ricevuto una educazione scolastica di base e sono almeno in grado di leggere e scrivere. Una volta selezionate, le persone più idonee vengono formate dallo staff di Amref e dai rappresentanti distrettuali del Governo del Kenya in materia di sanità e igiene, con una attenzione particolare alla promozione dell’igiene personale e alla prevenzione della malaria. Completati i corsi, i formatori sono in grado a loro volta di formare altri membri comunitari sulle nozioni apprese e di fornire un sostegno a tutti i programmi sanitari previsti durante le fasi successive del progetto. Questo lavoro di formazione coinvolge anche il sistema scolastico: Amref ha elaborato un kit didattico denominato Phase (Personal Hygiene and Sanitation Education) il cui impatto è stato già misurato in un progetto pilota realizzato nel distretto di Kajiado nel 2003, in collaborazione con il Ministero della Sanità del Kenya.
Ma queste due prime fasi del lavoro, cioè quella che consiste nella creazione o riabilitazione di fonti idriche e quella che prevede le attività di educazione igienico-sanitaria per sconfiggere le malattie legate all’acqua, possono raggiungere il loro obiettivo solo se accompagnate da un più ampio lavoro di
formazione e coinvolgimento della comunità nella gestione a lungo termine delle fonti d’acqua e di tutte le attività che dipendono dall’accesso all’acqua. Tutti i progetti idrici di Amref prevedono attività di capacity building comunitario. Tutti i beneficiari sono aiutati a creare o rivitalizzare le organizzazioni locali esistenti e sono formati su specifiche competenze tecniche e manageriali che consentono loro di controllare e gestire infrastrutture idriche una volta che il progetto si è concluso e il sostegno da parte dello staff di Amref è cessato. Il primo passo consiste nella costituzione di comitati di gestione dell’acqua: una volta individuati i membri che li compongono si provvede alla loro formazione. Alcuni di loro diventano Health Workers on Water Quality Maintenance: da loro dipenderà il controllo della qualità dell’acqua. Altri avranno un attestato di Caretakers for Springs, e si occuperanno della manutenzione. Per ogni sorgente o pozzo viene formato anche un Responsabile finanziario, di fatto un tesoriere che organizza la cassa comune per i pezzi di ricambio e decide la tassazione da imporre ai beneficiari. In linea di massima, ogni famiglia, se può, paga di media l’equivalente di 0,06 euro al mese per usufruire dell’acqua. Il diritto all’acqua da bere non viene negato a nessuno, ma si presume che chi abbevera animali o usa l’acqua per coltivare abbia un reddito e possa dunque pagare la propria parte per la cassa comune. Infine si provvede alla formazione di artigiani locali ai quali si insegnano le tecnologie appropriate per la manutenzione dei pozzi, la riparazione e la sostituzione delle parti meccaniche.
(da un articolo di Pietro Del Soldà e Marco Simonelli, Amref)