
Presentato tra
oltre 200 programmi in concorso, tra radio, televisione e web, il documentario
“Lo schermo nella polvere – I Mondiali visti dal Mozambico”,
scritto e diretto da Federica Cellini, autrice del gruppo di ‘La storia siamo
noi’ di Giovanni Minoli, ha vinto a Verona nel 2007 il premio speciale “Comunicazione
per la vita”, uno dei riconoscimenti messi in palio alla 59esima edizione
del Prix Italia, il più antico concorso radiotelevisivo
al mondo. Realizzato in uno degli angoli d’Africa più suggestivi, ma
anche poveri e bisognosi di aiuti, il lavoro, cui nello stesso anno era già
stato attribuito il Premio Giovane alla XIII edizione del premio
Ilaria Alpi, è la cronistoria di CinemArena, programma della
Cooperazione italiana capace di coniugare con la cultura a tuttotondo e lo svago
costruttivo le esigenze di educazione, istruzione e formazione. La storia si dipana
per 48 minuti seguendo la carovana che, dall'inizio dei Mondiali, percorre in lungo
e in largo le aree più sperdute del Mozambico, per portare attraverso la
magia del grande schermo e le proiezioni delle partite di calcio, un messaggio di
lotta contro l'Aids. E’ la testimonianza dell’interazione tra i momenti
di entusiasmo e gioia di chi, in gran numero, si assiepava davanti allo schermo
e la partecipazione attiva delle stesse persone a momenti di riflessione sui rischi
connessi alle malattie, incluso un confronto tra la “nostra” medicina
e quella tradizionale, ma anche sui diritti umani legati al rispetto per gli altri,
soprattutto le donne e i bambini.
Fabrizio Falcone,
capo progetto CinemArena, ripercorre così la genesi dell’iniziativa:
“Arrivavano i Mondiali del 2007 ed eravamo riusciti ad avere la collaborazione
con una televisione satellitare per proiettarli. Il calcio è conosciuto in
tutti i villaggi del Mozambico e sarebbe molto seguito, se solo ne avessero i mezzi:
l'idea, quindi, è stata quella di creare un evento che attirasse
la popolazione per poi bombardarla di informazioni sull'educazione sanitaria. Un
problema serio in Africa è proprio quello della comunicazione” prosegue
Falcone. “Non si comunica con la popolazione locale: il Cinema rappresenta
l'unica occasione in cui si riunisce tutta la popolazione". Fabian Ribezzo,
regista della Carovana, in ogni villaggio toccato da CinemArena ha ritratto con
la sua camera l'atmosfera del posto, filmando i personaggi più
particolari e riconoscibili per riuscire a entrare in sintonia con gli abitanti:
"La prima cosa che si proietta è il film che li riguarda. Il fatto che
si rivedono e si riconoscono, per loro è una magia. Soprattutto per i bambini”.
“E in Mozambico, i bambini sono il 44 per cento della popolazione” conclude
Falcone “il futuro del Paese è nelle loro mani".
Dal 14 al 23 settembre 2007 il Festival do filme documentario è tornato al suo pubblico. Si è tenuta infatti la seconda edizione di Dockanema, un'importante rassegna, quell'anno più variata e ambiziosa, e dunque prossima all'obiettivo di portare ogni anno in Mozambico i migliori documentari del mondo. Proporre agli addetti ai lavori e al pubblico le riflessioni di altri artisti e popoli sui grandi drammi del nostro tempo, dalle guerre alla globalizzazione, al collasso ambientale, rappresenta lo sforzo fatto dal Mozambico per rompere quell’isolamento cui povertà e sottosviluppo consegnano il paese. Il Festival si è aperto con la proiezione di “ Bamako”, di Abderhamane Sissako, il nome più quotato del moderno cinema africano - il suo film ha avuto un successo internazionale, come nessun altro film africano negli ultimi vent’anni – e ha presentato anche un film scomodo come “An inconvenient truth”, di Al Gore, vincitore dell’Oscar 2007 come miglior documentario. Ma è di particolare orgoglio per la Cooperazione italiana che tra i film presentati ci fosse il lavoro di Fabian Ribezzo "Està a chegar CinemArena" (“Arriva CinemArena”), 52 minuti sulla gioia e l’incertezza di un paese devastato dall’Aids che ogni sera esplode davanti allo spettacolo: film educativi, documentari, teatro, musica e dibattiti in zone dove nessuno ha mai visto un’immagine proiettata. Eppure dai volti degli spettatori si intuisce un interesse costruttivo, il desiderio forte di capire come e perché la malattia si trasmette e come è possibile difendersene. Fabian Ribezzo, nato a Buenos Aires nel 1968, è una firma ben nota alla Cooperazione essendo il regista ufficiale di CinemArena e l’autore di tanti reportage che ne hanno costituito l’ossatura: lui, in Mozambico ha deciso perfino di viverci, dal 2005.