
Il progetto pilota di cinema itinerante ideato da Elisabetta Antognoni e Nello Ferrieri viene realizzato per la prima volta in Mozambico.
Nei mesi di agosto, settembre e ottobre 2001 il Cinemovel attraversa il paese, proiettando film mozambicani, europei e americani per adulti e per bambini nei villaggi e nelle “aldeias” più remote.
Da questa esperienza di cinema itinerante ambulante nasce l’idea di CinemArena.
Fabio Melloni, Direttore dell’Utl di Maputo dal 2000 al 2003, decide di trasformare l’idea di cinema itinerante in un progetto innovativo di cooperazione per la realizzazione di campagne educative e informative su tematiche socio-sanitarie, dando così vita al CinemArena.
Nel 2002 un’equipe di tecnici della Cooperazione Italiana e di attivisti mozambicani effettua dunque un lungo viaggio che li porta a toccare i più remoti distretti del Paese a bordo di quattro veicoli fuoristrada attrezzati di equipaggiamento cinematografico, per diversi mesi. La carovana itinerante consente di realizzare proiezioni in località dove le comunicazioni con le città sono scarse e difficili, dove non c’è energia elettrica né televisione. La potenza e la semplicità delle immagini permettono di attrarre l’attenzione di tutti, senza distinzione d’età, sesso o lingua; di coinvolgere persone analfabete e gente che, nella vita, non ha mai avuto la possibilità di partecipare ad uno spettacolo cinematografico o televisivo, arrivando a incontrare un pubblico di oltre 100.000 persone.
Un progetto di sensibilizzazione
Alla valenza comunicativa e socializzante del cinema, la Cooperazione Italiana unisce la forza e l’importanza di messaggi educativi e sensibilizzanti per raggiungere le popolazioni più emarginate e povere dell’Africa, creando così uno strumento di lavoro ricco di nuovi significati, di nuove possibilità e dall’efficacia sorprendente.
CinemArena diventa un progetto capace di arrivare al cuore di queste popolazioni con tematiche socio-sanitarie di fondamentale importanza per la loro esistenza: prevenzione contro l’Aids, il colera e la malaria, promozione della salute materno-infantile, dei diritti umani, in particolare di donne e bambini, sensibilizzazione contro la violenza domestica e sui rischi delle mine inesplose, alfabetizzazione delle bambine.
Ma la carovana itinerante di CinemArena diventa fin da subito molto più di questo, grazie alla sua stessa natura di progetto di cooperazione innovativo e proprio per questo aperto al nuovo, alla possibilità di modellarsi e trasformarsi in itinere e sulla base delle differenti necessità di ogni villaggio visitato. Diventa occasione di incontro, spazio comune di condivisione, di riflessione e di relazione, che offre possibilità di scambio, crescita e confronto.
Una piazza, un’arena per l’appunto, che tramite la proiezione di filmati educativi, di corti e di film, (nonché di riprese e interviste effettuate dalla troupe agli abitanti stessi all’arrivo della carovana nel villaggio), e anche attraverso brevi rappresentazioni teatrali e discussioni di gruppo, si caratterizza come luogo esperienziale in cui gli spettatori diventano attori, protagonisti, soggetti partecipanti di un evento che acquista valenze e significati nuovi e straordinari, e che rimane indelebile nel loro vissuto come qualcosa su cui riflettere e in cui riflettersi.
L’esperienza del CinemArena, dopo il Mozambico, paese pilota, si è trasferita in Marocco, attivandosi su campagne mirate ai diritti umani di donne e bambini; e più tardi in Libano, dove il circo di CinemArena ha visitato 28 villaggi con una campagna educativa sui temi purtroppo attualissimi del rischio mine e residui inesplosi di cluster bomb, sulla protezione dell’ambiente e sui diritti umani.
n apertura di serata un cartone animato della Pantera Rosa suscita il divertimento
di tutto il pubblico, ma in particolare attira l’attenzione dei bambini incuriositi
dall’equipe di CinemArena fin dall’arrivo nel villaggio o in città.
Per introdurre l’argomento Hiv e Aids vengono utilizzati film d'animazione
i cui protagonisti sono piccoli animali di legno, cartoni animati
i cui contenuti sono riprodotti sui fumetti regalati ai ragazzi, film
della durata di circa di un’ora che raccontano storie vere di persone sieropositive,
cortometraggi di educazione sanitaria recitati in stile “soap
opera” e altri muti, con dialoghi sostituiti da strisce illustrate. Infine
il videoclip sul tema dell’Aids di un gruppo pop, che viene
da un quartiere periferico di Maputo, i Kappadesh, assai conosciuti ovunque in Mozambico.
Lo scopo della varietà di filmati è quello di raggiungere il maggior
numero di persone possibile, stimolando l’interesse a vari livelli e senza
escludere nessuna fascia d’età. In alcune località vengono anche
mostrati, a fine serata, film occidentali - “Il bello, il
brutto, il cattivo” “Giù la testa” e “Lo chiamavano
Trinità” di Sergio Leone e “Osama” di Siddiq Barman - per
offrire ore di inconsueto divertimento, ma anche per stimolare il confronto con
realtà lontane sì, ma non così
diverse nei loro trascorsi storici.
Di grande interesse e molto coinvolgenti anche le pièces teatrali,
su tematiche collegate agli obiettivi del progetto, messe in scena da due attori
di CinemArena e
da teatranti
di associazioni governative o cattoliche locali impegnati nella lotta contro l’Aids.
Prima dell’ultimo film, il pubblico viene sollecitato a partecipare a un
dibattito, sia ponendo domande sia esprimendo la propria opinione sull’argomento:
questo dà agli operatori di CinemArena la possibilità di verificare
il livello di informazione sui singoli argomenti e di valutare se lo spettacolo
abbia sciolto dubbi e, a volte, sia stato di aiuto per parlare di argomenti delicati
mai affrontati in maniera esplicita.
Nata in Benin nel 2001, la prima struttura di Cna (Cinema digitale ambulante) tocca 15mila spettatori nei tre mesi estivi di attività sperimentale, ma è dal 2002 che la sua azione diventa sistematica tanto che dal 2003 si contano 3000 proiezioni per diversi milioni di spettatori in centinaia di villaggi: nel 2007 sono cinque le associazioni di diritto locale in Benin, Burkina Faso, Niger, Mali e Francia che gestiscono cinema ambulanti. L’organizzazione prevede che ogni responsabile elabori un circuito di dieci villaggi che fanno riferimento a una città: l’equipe del Cna organizza dieci proiezioni per ogni villaggio due volte al mese per cinque mesi, con una programmazione ogni volta diversa. La tecnologia digitale, da cui la denominazione dell’iniziativa, con la facilità d’uso dei nuovi supporti e dei nuovi materiali, si adatta particolarmente a condizioni difficili. Potersi affrancare dalle complicazioni tecnologiche, dai loro alti costi e dalla difficoltà della messa a punto è un’occasione per portare cinema e non solo nei posti più disagiati.