Cancellazione del debito dei Pvs
L’Italia sta attuando sia gli impegni internazionali (Iniziativa Hipc rafforzata, Club di Parigi) che quelli interni (legge n. 209/2000, legge finanziaria 1998) in tema di cancellazione del debito dei Paesi più poveri ed indebitati e di conversione del debito concessionale di alcuni Paesi con reddito medio-basso. Il ruolo specifico della Cooperazione italiana è quello di assicurare che nei singoli accordi bilaterali conclusi con i Paesi beneficiari, le risorse in valuta locale rese disponibili a seguito della cancellazione o della conversione siano destinate alla realizzazione effettiva di strategie di riduzione della povertà. Nel 2003 sarà effettuato il monitoraggio dell’attuazione degli accordi già conclusi (Guinea, Uganda, Tanzania, Mozambico, Malawi, Sierra Leone, Etiopia, Bolivia, Ecuador) e di quelli in corso di negoziato. Complessivamente l’Italia prevede di cancellare circa $ 4 miliardi.
La sollecita attuazione dell’Iniziativa Hipc rafforzata (con la cancellazione del 100% del debito in favore dei Paesi più poveri altamente indebitati, invece del 90% previsto dalle decisioni del Vertice G8 di Colonia del 1999) ha permesso all’Italia di acquisire una posizione di primo piano sul piano internazionale, anche perché le cancellazioni del debito (che si contabilizzano, in base alle regole Ocse, come Aps) vengono finanziate senza distogliere risorse dai bilanci ordinari della cooperazione allo sviluppo. La legge n. 209/2000 assicura, quindi, la piena addizionalità delle risorse, consentendo di procedere a cancellazioni entro il tetto di 12.000 miliardi di vecchie lire.
Un tema aperto nel dibattito internazionale è quello relativo alle forme di alleggerimento del debito applicabili a favore dei Pvs non ricompresi nell’Iniziativa Hipc, cioè di quelli con reddito basso e medio-basso, ma con un’esposizione debitoria meno pesante. Anche sotto questo profilo la normativa di cui l’Italia dispone è avanzata in quanto le consente sia di ridurre il debito ai Pvs (indistintamente) nel caso di catastrofi naturali e di emergenze umanitarie, sia di ridurre il debito dei Paesi “Ida-only non Hipc (cioè sotto i 700 dollari annui di reddito pro-capite), purchè vi sia una previa intesa in sede multilaterale.
Inoltre, l’Italia può sottoscrivere accordi di conversione del debito derivante da pregressi crediti d’aiuto in programmi con valenza sociale ed ambientale, in base ad una disposizione contenuta nella Legge finanziaria 1998. Trattasi di uno strumento assai efficace, di cui la cooperazione italiana si sta avvalendo per favorire una equilibrata dinamica economico-sociale. Dopo gli accordi firmati con Marocco, Giordania, Egitto e, da ultimo, Perù, è in via di conclusione quello con l’Ecuador.
Creazione nei Pvs di un quadro propizio per gli investimenti esteri
L’aiuto pubblico allo sviluppo rappresenta nel mondo, mediamente, circa un quinto dei flussi finanziari netti diretti verso i Pvs, gli altri quattro quinti essendo costituiti da movimenti di capitali privati, nel cui ambito un’importanza particolare assumono ai fini dello sviluppo gli investimenti diretti esteri. Sono noti, d’altra parte, i problemi che può causare la volatilità delle altre forme di investimento privato, che –nei momenti di crisi - evidenziano la vulnerabilità delle economie dei Pvs.
Il Monterrey Consensus sottolinea che l’aiuto pubblico riveste un ruolo determinante non solo come elemento autonomo di sviluppo, ma specificamente come fattore catalizzatore per promuovere la creazione di quell’ambiente favorevole allo sviluppo, che aumenta anche la propensione ad investire nei Pvs da parte delle imprese private.
La Cooperazione italiana ha una lunga esperienza nel promuovere, in collaborazione soprattutto con le Agenzie delle Nazioni Unite, lo sviluppo della piccola e media impresa nei Pvs e la creazione di un ambiente propizio per gli investimenti delle imprese italiane.
Particolare attenzione continuerà ad essere posta al consolidamento della rete di crediti di aiuto nell’area mediterranea-mediorientale a sostegno delle Pmi e delle joint-ventures, replicandola con le medesime finalità a sostegno dei processi di ricostruzione nei Balcani.
Fra le nuove formule che associano i vari tipi di flussi finanziari rientrano le iniziative di partenariato pubblico-privato, che vanno assumendo un rilievo crescente. L’iniziativa di maggior rilievo cui partecipa l’Italia è il citato Fondo Globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria, nei cui settori d’intervento, accanto ai Governi, è chiamato a contribuire anche il settore privato.
Su impulso del Segretario Generale Kofi Annan, le Nazioni Unite hanno lanciato nel luglio 2000 il Global Compact come iniziativa mirata ad impegnare il settore privato nel perseguimento delle finalità della Dichiarazione del Millennio. Recentemente è stato demandata all’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) la promozione del Global Compact in Italia.
Partecipazione dei Pvs al commercio internazionale
Un’importante funzione specifica della cooperazione allo sviluppo è quella di fornire assistenza tecnica ai Pvs per:
La Cooperazione italiana sostiene in particolare:
Tali strumenti integrano i programmi bilaterali della Cooperazione italiana per lo sviluppo delle Pmi nei Paesi in via di sviluppo, con un’attenzione specifica all’area mediterranea/mediorientale nonché al sostegno del microcredito.