Paesi in cui interviene la Cooperazione allo Sviluppo Italiana:
Algeria | Egitto | Giordania | Iran | Iraq | Libano | Libia | Marocco | Siria | Territori Palestinesi | Tunisia | Yemen |
Paesi in cui interviene la Cooperazione allo Sviluppo Italiana
Angola | Benin | Botswana | Burkina Faso | Burundi | Camerun | Capo Verde | Ciad | Comore | Costa D'Avorio | Eritrea | Etiopia | Gabon | Gambia | Ghana | Gibuti | Guinea | Guinea Bissau | Guinea equatoriale | Kenya | Liberia | Madagascar | Malawi | Mali | Mauritania | Mauritius | Mozambico | Namibia | Niger | Nigeria | Rep. Centro Africana | Rep. del Congo | Rep. Democr. del Congo | Rwanda | Sao Tomè e Principe | Senegal | Seychelles | Sierra Leone | Somalia | Sud Africa | Sud Sudan | Sudan | Sudan-Darfur | Swaziland | Tanzania | Togo | Uganda | Zambia | Zimbabwe |
Quadro dell'area per Nord Africa e Vicino e Medio Oriente
La politica di cooperazione allo sviluppo, in linea con le direttrici della politica estera italiana, attribuisce particolare attenzione al rapporto con le aree geografiche facenti parte del proprio near abroad, ossia Nord Africa (Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco); Vicino e Medio Oriente (Territori Palestinesi, Giordania, Libano, Siria, Iran, Iraq, Yemen); Penisola Balcanica (Albania, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Serbia e Montenegro). In queste aree gli interventi sono volti ad assicurare
in primo luogo la stabilità politica e il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali. Questi obiettivi vengono perseguiti attraverso iniziative mirate allo sviluppo di settori chiave dell’economia e della società. Ciò affinché i risultati prodotti nelle singole realtà oggetto dei progetti possano estendersi alla regione, allentando le tensioni esistenti all’interno di un Paese o fra diversi paesi di un’intera area. L’aiuto allo sviluppo nei confronti di taluni di questi paesi rappresenta, inoltre, un elemento importante ai fini di un’efficace gestione dei flussi migratori che da tali regioni originano in direzione dell’Europa e, segnatamente, dell’Italia.
Gli interventi si sono concentrati nei settori dello sviluppo della piccola e media impresa; delle infrastrutture; della sanità; dell’agricoltura; dell’energia; della tutela ambientale; della valorizzazione del patrimonio culturale, con particolare attenzione alla tematica del rafforzamento istituzionale.
Con riferimento ai Paesi del Mediterraneo, in considerazione degli obiettivi proposti nell’ambito del partenariato euro-mediterraneo, nel 2005 le attività di ooperazione hanno confermato l’impegno teso a favorire la creazione di un’area di libero scambio. In quest’ottica, lo sviluppo del settore privato e in particolare il sostegno alla piccola e media impresa nei Paesi del Maghreb, ha continuato a rappresentare un importante settore di intervento.
Per quanto concerne l’area del Medio Oriente e, più specificamente, il processo di pace israelopalestinese, gli interventi - fino alla crisi esplosa nell’autunno 2000 - erano fondamentalmente
costituiti da progetti di sviluppo. A seguito della recrudescenza della crisi israelo-palestinese, l’impegno della Cooperazione italiana si è spostato anche su interventi di sostegno al budget del Governo palestinese, nonché su programmi di emergenza e di carattere umanitario. Tra l’agosto e il settembre del 2005 il ritiro dei coloni israeliani da Gaza e da alcune zone della Cisgiordania è stato accompagnato da un forte impegno della Cooperazione Italiana - allineata con il resto della comunità internazionale - nel sostegno del processo di democratizzazione delle istituzioni e nelle attività dedicate alla ripresa economica.
Per quanto riguarda l’Iraq sono proseguite le iniziative d’emergenza iniziate nel 2003, sul piano sia multilaterale che bilaterale, con l’erogazione di oltre 21 milioni di euro tra il 2003 e 2004. A questi
sono da aggiungere i 20 milioni di euro per la ricostruzione, erogati tra il 2004 e il 2005, a favore del Fondo internazionale per l’Iraq gestito dall’Undp (Irffi). (vedi anche il sito della Task Force Iraq Italy for Iraq)
Quadro dell'area per l'Africa Subsahariana
L’Africa Sub Sahariana è la destinazione privilegiata della Cooperazione Italiana sin dai primi anni in cui il Ministero degli Esteri si è dotato di una struttura apposita per interventi di carattere tecnico nei Paesi in via di sviluppo, che è evoluta negli anni sino a diventare l’attuale Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo.
Nel corso degli ultimi cinque anni i finanziamenti della Cooperazione italiana a favore dell’Africa sub-sahariana sono stati superiori ai 1.000 milioni di Euro, destinati ad interventi che hanno riguardato in totale 34 dei 46 Paesi della regione. I maggiori beneficiari di questi aiuti sono stati Mozambico, Etiopia e Sudan.
Nel 2010 sono stati erogati circa 54 milioni di Euro a dono (ripartiti su 34 paesi beneficiari) e 10 milioni di Euro a credito d’aiuto.
Il Mozambico è stato il maggior beneficiario dell’aiuto italiano con 21 milioni di Euro erogati nel 2010, seguito da Somalia (10 milioni), Etiopia (8 milioni), Sudan (7 milioni). Altri Paesi beneficiari di rilievo sono stati il Kenya, l’Uganda e il Senegal.
Le erogazioni a dono si sono concentrate prevalentemente nel Corno d'Africa (paesi Igad) ed in Mozambico, con interventi mirati in alcuni Paesi dell’Africa occidentale (Senegal).
La cooperazione italiana in Africa Sub Sahariana è tradizionalmente attiva nei settori della sanità, dell’educazione, dello sviluppo rurale, della sicurezza alimentare e della gestione delle acque oltre che delle infrastrutture, nei quali gode di indiscussa reputazione ed apprezzamento da parte dei beneficiari. Accanto a questi settori ne sono emersi dei nuovi, suscettibili di migliorare ulteriormente l’impatto positivo delle nostre iniziative e le sinergie con le componenti del Sistema Paese interessate a partecipare alla cooperazione allo sviluppo. Tra queste ultime rivestono particolare importanza le Università italiane, che si sono mostrate fortemente interessate ad approfondire la collaborazione con le Università africane, la Cooperazione Decentrata e il mondo delle Ong, che hanno espresso un rinnovato interesse a coordinarsi maggiormente con la Dgcs intorno alle priorità geografiche e settoriali indicate.
La sfida con cui la Cooperazione Italiana deve ora confrontarsi riguarda il perseguimento dei propri obiettivi in un contesto di sensibile calo delle risorse disponibili per l’aiuto pubblico allo sviluppo, una tendenza che riguarda anche gli altri Paesi donatori ma che nel caso italiano è particolarmente acuta, con un calo del 45% delle risorse disponibili rispetto al 2010. Anche su indicazione dell’Ocse, negli ultimi anni la Cooperazione Italiana ha quindi intrapreso un percorso di concentrazione delle proprie risorse verso un numero limitato di aree e Paesi prioritari, cercando al contempo di coinvolgere, in particolare per lo sviluppo dell’Africa, energie e competenze messe in campo da altri protagonisti del mondo della Cooperazione e dal settore privato.
La Cooperazione Italiana ha dunque impostato la sua azione nei confronti del Continente africano puntando, tra l’altro, sull’approccio “Whole of the Country”, esposto in seno al G8 nel corso della nostra Presidenza nel 2009. Questo approccio è caratterizzato dall’ aspirazione ad attivare tutti gli attori e gli strumenti essenziali per favorire dinamiche di sviluppo, senza limitarsi a quelli tradizionalmente legati all’aiuto pubblico ed alle istituzioni, ma anche quelli derivanti da investimenti privati ed appartenenti alla società civile. Un aiuto, in altri termini, affiancato dal settore privato e dalla società civile per promuovere una collaborazione integrata tale da creare un vero e proprio “Sistema Paese” della Cooperazione.