L’IMPEGNO ITALIANO VERSO L’AFRICAdi Giulio Terzi, Ministro degli Esteri
Roma.21/06/2012.L’impegno italiano verso l’Africa si articola in molteplici obiettivi strategici e regionali: certamente vi è una attenzione particolare verso le problematiche della sicurezza e verso l’aiuto allo sviluppo. La nostra azione è però anche diretta ad assicurare il rispetto e la tutela dei diritti umani e a favorire un vero partenariato economico. Sicurezza ed aree di crisi Quello della sicurezza è un problema endemico, che tocca non solo le popolazioni locali, ma sempre di più anche gli stranieri, come accaduto di recente ad alcuni nostri connazionali. Nel quadro dell’attenzione verso le tematiche di sicurezza, il mio Inviato Speciale per le Emergenze Umanitarie in Africa, On. Margherita Boniver, dal 2010 ha effettuato numerose missioni nei Paesi dell’Africa sub-sahariana: Repubblica Democratica del Congo, Niger, Mali, Tanzania, Burkina Faso, Mauritania, Nigeria e, da ultimo, Sud Sudan, Sudan e Kenya. L’area d’instabilità dove si concentra maggiormente l’azione italiana è il Corno d’Africa. Il Ministro degli Affari Esteri etiopico Desalegn ha definito l’apporto politico dell’Italia nella regione quale ”second to none”, precisandomi che il nostro Paese ha pieno titolo a svolgervi un ”leading role”. La Co-presidenza italiana dell’Igad Partners Forum ci fornisce un utile strumento per svolgere questo ruolo. Le forti tensioni tra Sudan e Sud Sudan sono al centro del nostro impegno. L’Italia fu testimone degli Accordi di Pace nel 2005 e non può quindi assistere indifferente all’attuale riacutizzarsi della crisi. La Somalia La crisi più grave della regione è senza dubbio quella somala, con il suo potenziale destabilizzante nel Corno d’Africa e su un più vasto scenario internazionale. In Somalia, un’intera generazione di giovani al di sotto dei trent’anni non conosce il significato della parola pace e convivenza civile. Nel giugno 2011 l’Accordo di Kampala ha esteso la ”transizione” somala di un ulteriore anno, l’ottavo, sino al 20 agosto 2012. I ”Garowe Principles”, rinnovati dall’Accordo di Addis Abeba del 23 maggio scorso, hanno condotto all’adozione di un nuovo scadenzario per attuare le riforme, confermando la fine della transizione al 20 agosto. Nel settore sicurezza e capacity-building in Somalia, l’Italia, grazie al Decreto Missioni ed all’Italian-African Peace Facility, contribuisce in misura importante al mantenimento delle forze di sicurezza somale, nonché alla Missione Amisom. Il sostegno italiano allo sviluppo in Africa Per quanto riguarda il nostro aiuto allo sviluppo, la maggior parte dei Paesi prioritari appartengono all’Africa sub-sahariana: i principali destinatari sono Mozambico, Etiopia e Somalia. La sfida cui la Cooperazione deve ora confrontarsi è di operare efficacemente con risorse più contenute. Anche su indicazione dell’Ocse, negli ultimi anni la Cooperazione ha intrapreso un percorso di riforme che confido potrà consentirci di mantenere il ruolo di protagonisti nello sviluppo dell’Africa, massimizzando l’impatto delle risorse messe in campo dal Sistema-paese e dai diversi soggetti attivi in questo settore. In ambito UE, l’Italia sostiene un approccio globale. Il Quadro finanziario pluriennale 2014-2020 allocherà più di 70 miliardi di euro all’azione esterna della UE. L’Italia insiste per la creazione di uno specifico Programma Panafricano, che dovrà finanziare attività a dimensione regionale, continentale e globale per l’Africa. La sfida dei diritti umani Vi è poi la grande sfida della protezione dei diritti umani, per la quale l’Italia intende continuare a svolgere il proprio ruolo di leadership. Il nostro impegno in Africa si articola su alcune priorità, come la campagna contro la pena di morte, quella a favore dei diritti dei minori e delle donne ed, in particolare, la lotta contro le Mutilazioni genitali femminili. Sulla lotta alle Mgf, il Vertice dell’Unione Africana del 2011 ha significativamente registrato una convergenza intorno a questo obiettivo. Quando si parla di donne africane, non si possono trascurare le ripercussioni che su di esse hanno le situazioni di conflitto. Ricordo qui l’intensa attività internazionale che l’Italia svolge a seguito della Ris.1325 delle Nazioni Unite su ”donne, pace e sicurezza”, dedicata specificamente all’impatto della guerra sulla condizione delle donne ed al loro contributo per una pace giusta e durevole. Sempre più urgente, per il continente africano così come per altre aree regionali, è la difesa della libertà di religione. Abbiamo tutti davanti agli occhi i ripetuti, tragici episodi in Nigeria. A tal fine, tutti i Paesi devono prevedere a livello costituzionale precisi meccanismi di sanzione e condanna delle discriminazioni e delle violenze religiose. Una concreta tutela delle minoranze religiose passa anche attraverso il rafforzamento dell’assistenza internazionale ai governi per migliorare le condizioni di sicurezza, con l’addestramento e la formazione delle forze dell’ordine nel contrasto al terrorismo. Cito, ad esempio, le attività di capacity building realizzate dall’Italia nel campo della formazione delle forze dell’ordine in Niger, Mauritania e Mali. Nel contempo, l’aiuto allo sviluppo deve concentrarsi sul settore scolastico, con la formazione dei docenti e una crescente attenzione all’educazione ai diritti umani. |