CAMBIARE ROTTA CON UN’ECONOMIA VERDE
Rio de Janeiro.21/06/2012.”In un mondo in cui negli ultimi 25 anni il 60% dei servizi che gli ecosistemi offrono al benessere e all’economia umana è stato degradato o utilizzato in modo non sostenibile, la ‘Green economy’ può essere la chiave di volta per riemergere dalla crisi mondiale e programmare un’economia che non scinda il profitto dall’equità sociale e dalla tutela dell’ambiente” secondo Achim Steiner, sottosegretario generale dell’Onu e direttore esecutivo del Programma per l’Ambiente del Palazzo di Vetro (Unep). Cambiare rotta, in base agli studi che Steiner ha presentato a marzo anche a Roma durante l’Aurelio Peccei Lecture 2012, sarebbe possibile investendo il 2% del Pil mondiale annuo – da 1.053 a 2.593 miliardi di dollari per una media di circa 1300 miliardi di dollari – fino al 2050 in 10 settori chiave dell’economia globale (energia, acqua, pesca, foreste, riciclaggio dei rifiuti, mobilità e agricoltura sostenibili), coniugando difesa e tutela delle risorse e dell’ambiente con equità sociale, innovazione tecnologica e sviluppo economico. Un risultato che si potrebbe ottenere anche dirottando investimenti già esistenti da settori inquinanti, i cosiddetti ”sussidi perversi”, combustibili fossili (che ricevono sussidi annui tra i 400 e i 600 miliardi di dollari), pesticidi o fertilizzanti. ”Se perdiamo questa occasione le conseguenze attuali e future sarebbero drammatiche”, avverte il Wwf, ricordando che ogni anno spariscono 13 milioni di ettari di foreste nel mondo, mentre il 24% del territorio globale, a causa dell’uso non sostenibile, ha già risentito di declini in termini di salute e produttività nell’ultimo quarto di secolo. Nel frattempo – sottolinea l’organizzazione internazionale a tutela dell’ambiente – le emissioni di gas serra continuano a crescere, spingendo il pianeta verso la soglia dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali – limite di sopravvivenza stabilito dall’Onu su spinta del Parlamento Europeo – al di sopra dei quali gli scienziati preconizzano l’irreversibilità dei mutamenti climatici attuali. |