
Nell’agosto 2008 la Direzione Generale della Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri ha autorizzato il finanziamento di 3 progetti di sminamento a gestione diretta in Angola, Bosnia e Mozambico, per un finanziamento complessivo di oltre 900.000 euro.
Le Unità Tecniche Locali (Utl) di Luanda, Sarajevo e Maputo seguono ormai da anni l’evolversi delle iniziative di sminamento umanitario realizzate dalla Cooperazione Italiana.
La donazione italiana ha permesso di sminare - avvalendosi della Ong tedesca MgM - l’area meridionale della provincia del Kuando Kubango, una delle più vaste aree minate del paese. Durante gli anni 70 e 80 i vari contendenti del conflitto interno angolano hanno svolto durissimi scontri all’interno della provincia . L’ultima battaglia si è svolta nella località di Cuito Canavale, posta a 200 Km a sud-est della capitale provinciale Menongue, con uno dei più grandi scontri fra carri armati del secolo scorso. La successiva azione di sminamento ha consentito di ridurre enormemente i fortissimi rischi a cui era esposta la popolazione locale, eliminando i vasti campi minati situati attorno alle maggiori cittadine della provincia. Ciò ha consentito il ritorno nell’area della popolazione profuga e rifugiata, che ora può vivere in forma dignitosa sicura.
Nel 2006 il governo provinciale del Kuando Kubango ha infatti sviluppato un piano di sviluppo per l’area meridionale della provincia, che includeva come priorità la riapertura della rete stradale. Con il finanziamento del Governo italiano, le Autorità locali hanno lanciato un bando per la riapertura di un primo tratto stradale. La Ong Mgm risultò la vincitrice di questa prima gara che prevedeva lo sminamento del tratto stradale Cuangar – Nancova. La Ong ha utilizzato un sistema integrato per la riapertura rapida dei tratti stradali con l’utilizzo di “graders” blindati, cani addestrati e squadre specializzate di zappatori. Uno dei principali effetti positivi di questo sistema soprannominato “Voodoo” e quello di poter rapidamente procedere alla riapertura di tratti stradali, immediatamente riutilizzabili, consentendo così il veloce rientro di profughi e sfollati alle aree di origine.
Tramite il contributo italiano sono stati riaperti più di 550 Km di strade, mentre è attualmente in corso un ulteriore sminamento di 120 Km lungo il fiume Kubango. Sarà così possibile raggiungere infine le cittadine di Calai e Dirico situate lungo la frontiera con la Namibia. Fra gli ordigni rimossi si ricordano alcune decine di mine anticarro britanniche Mk7, assieme a più di 1500 mine antiuomo di origine sud africana e dei paesi dell’ex blocco sovietico (Cecoslovacchia e Germania dell’est prevalentemente).
Sempre con il metodo Voodoo, con il contributo della Cooperazione italiana, sono state riaperte sei piste di atterraggio: consentendo così, viste le grandi distanze, un più diretto supporto alle comunità da parte delle autorità provinciali. La riapertura della rete di comunicazione è stata fondamentale per il successo del recente processo elettorale (settembre 2008) consentendo la partecipazione anche delle comunità più isolate. Il numero di persone che hanno beneficiato dell’aiuto italiano sono più di 40 mila, quotidianamente questa cifra aumenta con il rientro della popolazione profuga e sfollata alle proprie abitazioni situate nelle aree sminate.
Sono passati anni dalla firma degli accordi di Dayton che hanno posto fine alla sanguinosa guerra di Bosnia Erzegovina del ’92-’95, anni che, però, non sono stati sufficienti perché i segni del conflitto, almeno quelli visibili e materiali, fossero assorbiti. Esiste una guerra mai terminata che continua a mietere vittime e a creare insicurezze, segno tangibile di un dolore collettivo che non finisce e di una vita che non può ricominciare in pieno. Le strade, le campagne, le vie elettriche sono ancora disseminate di mine antiuomo e ordigni bellici inesplosi. Inquietanti cartelli con un teschio bianco su fondo rosso e la scritta “Pazi Mine”, pericolo mine, cospargono il territorio della Bosnia Erzegovina.
Secondo le stime realizzate dall’Autorità locale competente per lo sminamento del territorio, il Bosnia Erzegovina Mine Action Center, circa il 4 % del territorio della Bosnia Erzegovina deve ancora essere bonificato.
Dalla fine delle ostilità sono state uccise o sono rimaste mutilate dalle mine circa 5.000 persone. E il numero di vittime che si registra ogni anno è sempre alto in maniera preoccupante, nonostante sia diminuito rispetto agli anni immediatamente successivi alla guerra. Soltanto nei primi sei mesi del 2008, ad esempio, sono rimasti gravemente feriti o sono deceduti 29 uomini tra sminatori e civili. I civili coinvolti in incidenti da mina antiuomo, negli anni recenti, sono soprattutto agricoltori, pastori, boscaioli, guide forestali e turistiche, raccoglitori di ferro e rame, che ogni giorno mettono a repentaglio la propria vita per far fronte ai bisogni propri e delle proprie famiglie. Ma non mancano casi di incidenti che coinvolgono addirittura bambini, come è avvenuto recentemente nei pressi di una sorgente d’acqua nel nord della Bosnia Erzegovina.
Dal momento che il governo locale non è in grado di fare fronte da solo al compito di bonificare in tempi ragionevoli il territorio, è importantissimo l’impegno della Comunità Internazionale a soccorso della popolazione bosniaca. Dal 2002, la Cooperazione Italiana allo Sviluppo, in piena armonia con le autorità locali, ha finanziato progetti di sminamento in Bosnia Erzegovina diretti alla bonifica e recupero di infrastrutture. Circa quaranta siti, per un totale di circa un milione di metri quadri, sono stati restituiti alla pubblica fruibilità. In particolare, negli anni 2003-2006, la Cooperazione Italiana ha finanziato, per un valore di circa € 1.600.000, un progetto Undp - United Nation Development Programme, da Intersos, unica Ong italiana specializzata nel settore accreditata nel Paese.
La Cooperazione Italiana realizza sminamento umanitario e non commerciale, per questo riesce a provvedere alla bonifica di aree che hanno un forte impatto sulla popolazione e sulla ripresa economica del Paese, ma che risulterebbero “antieconomiche” per le organizzazioni commerciali, in quanto richiedono un impegno particolare e presuppongono tempi tecnici di lavoro più lunghi.
Convinta della necessità di contribuire al principio del “rischio zero per la popolazione”, la Cooperazione supporta, parallelamente alla bonifica, programmi di diffusione delle informazioni relative ai territori minati per impedire che nuovi incidenti abbiano luogo. La messa in guardia dei singoli individui così come delle comunità più a rischio contribuisce significativamente ad evitare incidenti e vittime in attesa che vengano completate le opere di bonifica.
Particolare attenzione è stata indirizzata alla sensibilizzazione delle comunità professionali più a rischio quali quelle dei lavoratori stradali, forestali, vigili del fuoco fra i quali si contano oltre il 95% delle vittime di incidenti.
La Cooperazione Italiana allo sviluppo è anche riuscita a creare un sistema-Italia nell’ambito dello sminamento in Bosnia Erzegovina, prima di tutto mettendo a disposizione la struttura tecnica creata all’interno degli uffici dell’Utl per supportare, a livello logistico e manageriale, altri donatori, come è avvenuto, ad esempio, con i contributi allo sminamento dei Comuni di Hadzici e Trnovo da parte della Regione Piemonte e della Provincia di Torino. In secondo luogo, la Cooperazione mira a coordinare le attività dei soggetti italiani, ad esempio favorendo, in accordo con le Autorità del luogo, lo sminamento di aree in cui siano attivi programmi implementati dalle Ong e dagli Enti Locali italiani. Per l’anno 2009, si prevede di proseguire con le operazioni di sminamento e di educazione al rischio mine per bonificare e mettere in sicurezza acquedotti ed infrastrutture nel Cantone di Sarajevo, terreni agricoli destinati a colture biologiche nel Comune di Konijc, il territorio di Gorazde, città che ha subito un durissimo assedio ed è stata circondata da una cinta di campi minati. Inoltre, si intende di intervenire in territori ad alto rischio all’interno di Comuni siti nella Valle della Spreca, zona, questa, in cui più alto è stato il numero di incidenti nel 2008.
In Mozambico l’impegno dell’Italia è volto principalmente a garantire l’assistenza alle vittime colpite dall’esplosine di mine ed alla sensibilizzazione ed educazione sul rischio delle mine di quelle popolazioni che vivono nelle aree in cui la presenza di tali ordigni impedisce il normale sviluppo. La presenza di mine sul territorio mozambicano è il risultato della guerra coloniale che ha interessato il Paese dal 1964 al 1975 e della guerra civile che si é protratta dal 1976 al 1992. In seguito alla firma dell’Accordo Generale di Pace, è iniziato il processo di sminamento del Paese. L’obiettivo principale era quello di garantire la sicurezza della libera circolazione di persone e di beni, rendendo possibile il rientro dei profughi e la distribuzione d’aiuti nell’ambito dell’emergenza.
Dal 1993 al 2006, il Paese è stato obiettivo di diverse attività di ricerca e sminamento che hanno permesso la bonifica di aree estese che risultavano bloccate dalla presenza di mine terrestri. Le Province di Niassa, Nampula e Zambesia possono essere ormai considerate aree ad impatto controllato in quanto sono stati bonificati tutti i campi minati conosciuti al 2006. Ancora molto critica è invece la situazione nelle province di Tete, Manica, Sofala, Inhambane, Gaza e Maputo dove, ricerche effettuate da operatori internazionali di sminamento umanitario, hanno rilevato e confermato l’esistenza di 484 aree minate su una estensione di circa 9 milioni di metri quadri.
La Direzione Generale Cooperazione e Sviluppo del Ministero Affari Esteri già nel 2006 ha finanziato attività di educazione al rischio mine e di assistenza alle vittime attraverso un’iniziativa a gestione diretta della durata di quattro mesi. Una nuova iniziativa denominata “Sminamento Umanitario 2007 - Azioni contro le mine nelle province di Sofala, Manica e Inhambane”, è attualmente in corso con l’obiettivo primario di contribuire a migliorare le condizioni sociali ed economiche delle popolazioni delle province di Manica, Inhambane e Sofala.
Le attività programmate sono volte a due principali tipologie d’intervento:
• Sensibilizzazione: educazione al rischio delle mine per quelle popolazioni che vivono in aree in cui il rischio è ancora elevato e dove si stanno svolgendo attività di bonifica dei campi minati.
• Assistenza alle vittime : borse di studio per agevolare il reinserimento sociale di persone colpite da disabilità o di loro familiari; fornitura di materiale ortopedico e fisioterapico nelle aree d’intervento.
Si sta provvedendo a portare a termine la fornitura di attrezzature per l’Ospedale Centrale di Beira e la fornitura di materiale ortopedico/fisioterapico per l’Ospedale Provinciale di Inhambane. In questo modo il progetto vuole ridurre le difficoltà delle persone che necessitano di cure, di appoggiarsi esclusivamente all’Ospedale Centrale di Beira. Per quanto riguarda l’assistenza alle vittime, la Cooperazione Italiana ha stipulato una convenzione con l’Ong Celim che, nella Provincia di Inhambane (in particolare nei distretti di Govuro, Inhassoro, Vilankulo, Homoine, Massinga, Morrumbene e nella stessa città di Inhambane) fornisce sostegno ad almeno 50 portatori di deficienza fisica. Ad essi vengono erogate borse di studio/lavoro al fine di migliorare dal punto di vista economico e sociale le condizioni di vita proprie e delle loro famiglie. Per quanto riguarda la sensibilizzazione, l’ong internazionale Handicap International si sta occupando dell’attività di mine risk education nei distretti della provincia di Inhambane e Manica. Tali attività permettono di aumentare la consapevolezza riguardo la pericolosità delle mine nelle aree dove queste sono ancora presenti e nelle aree dove sono in corso attività di bonifica, portando beneficio indirettamente a circa 60.000 persone. Si stanno preparando inoltre 200 formatori che lavoreranno in 10 dei 12 distretti con il compito di formare e sensibilizzare le comunità ed il personale addetto, con effetto a cascata sulla popolazione dell’area.