
L’insieme di azioni che vengono condotte contro le mine si chiama “Mine action” .
Essa ha come obiettivi la sicurezza globale delle popolazioni, il ritorno dei rifugiati, la ripresa produttiva e il consolidamento della pace.
La Comunità internazionale di Mine Action è formata da molteplici realtà, principalmente governi, organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative, che cooperano per la realizzazione di uno sforzo umanitario contro le mine. Il Trattato di Ottawa del 1997 ne rappresenta la guida.
La Mine action affronta il problema mine nella sua interezza e ogni progetto di bonifica prevede azioni diverse ma tutte concorrenti. Comprende infatti il survey, le attività di sminamento o bonifica, l’assistenza alle vittime e prevede il mine awareness (iniziative di educazione e sensibilizzazione al rischio mine).
L’attività di sminamento o di bonifica:
è l'insieme delle operazioni che permettono di eliminare dal terreno tutti gli ordigni esplosivi, regolamentari e non, rinvenuti. Infatti, spesso su territori dove si sono consumate delle guerre non rimangono soltanto le mine, ma anche diversi e pericolosi ordigni inesplosi (UXOs) che producono, di fatto, gli stessi effetti. Quando si parla di bonifica e di sminamento è necessario distinguere l’intervento militare da quello umanitario:
1) Bonifica operativa a fini militari:
L’intervento militare è azione propria di contingenti militari impegnati a rendere sicure dalle mine le aree necessarie al loro insediamento e i loro itinerari. In questi casi, dati anche i tempi ristretti, è sufficiente raggiungere una sicurezza del 70-80%, tale da garantire un rischio accettabile per chi deve condurre l’operazione.
2) Bonifica umanitaria a fini civili:
La bonifica umanitaria vuole invece garantire la sicurezza delle popolazioni che devono tornare a produrre e a crescere socialmente ed economicamente.
In questo caso, il rischio accettabile deve essere nullo e quindi le percentuali di efficacia devono essere prossime al 100%.
In base agli standards imposti internazionalmente, infatti, la bonifica umanitaria deve raggiungere risultati di affidabilità pari 99,6% e non può accettare alcun rischio residuo se non quello dell'evento casuale. L'unico modo per ottenere risultati vicini a questo standard è affidarsi ad un lavoro lento e faticoso: la bonifica manuale.
Le azioni di bonifica umanitaria richiedono un’alta specializzazione del personale, mezzi ed interventi complessi che non si limitano solo all’individuazione e alla distruzione delle mine, ma che prevedono anche lo studio di aspetti socio - economici rilevanti.
Il survey consiste nel sopralluogo del territorio e nel monitoraggio della situazione.È un insieme di procedure tecnico-operative sviluppate sul terreno, a stretto contatto con la popolazione locale. Tali procedure sono finalizzate ad individuare l’esatta collocazione topografica delle zone a rischio nonché la natura e la dimensione dei campi minati. Si tratta di un’indagine che tende a fornire gli elementi essenziali di valutazione per stabilire le priorità di intervento e gli oneri economici necessari per procedere allo sminamento del territorio.
Il mine awareness è il programma di sensibilizzazione al problema delle mine e si rivolge alle popolazioni soggette a questo rischio. Nei casi di particolare difficoltà, infatti, le popolazioni devono imparare a convivere per un certo periodo con la presenza di mine. All’azione di sminamento umanitario occorre dunque affiancare diffusi interventi di educazione e di istruzione delle popolazioni sul pericolo rappresentato da tali ordigni, su come evitarli e riconoscerli.
Si tratta di iniziative di sensibilizzazione che mirano ad insegnare alle popolazioni locali come individuare e riconoscere oggetti potenzialmente pericolosi, come rispettare le delimitazioni territoriali entro quali muoversi con sicurezza e infine come mettere in atto le giuste reazioni in presenza di ordigni esplosivi.
L’attività di assistenza alle vittime sono invece quelle attività di formazione e riqualificazione del personale sanitario volte a creare, nella prima fase di emergenza, strutture sanitarie capaci di effettuare interventi di chirurgia ortopedica.
L’assistenza alle vittime, tuttavia, non si può fermare all’intervento d’urgenza. È necessario garantire ai feriti, mediante processi formativi, la possibilità di tornare all’occupazione precedente o in ogni caso di trovare un altro tipo di occupazione compatibile con le mutate condizioni fisiche.